Il nuovo che avanza a Torino. Ma siamo proprio sicuri della direzione?


di Marta Musso (King’s College, London) @martamusso 

Breve storia triste: Torino, un tempo la citta’ della Fiat (marchio che si vocifera andra’ in pensione), sta cercando di riconvertisti come città d’arte, di cultura, e di spettacolo – un po’ per scrollarsi di dosso il grigiore di città industriale, ma soprattutto per colmare la voragine di posti di lavoro lasciati da delocalizzazione e automazione.

Proprio nella zona che fino a pochi anni fa rappresentava il cuore della movida torinese, i Murazzi, e che è stata chiusa nel 2012 tra mille proteste degli esercenti e lavoratori a spasso, nascerà un cocktail bar completamente robotizzato. Qui cioè, i cocktail verranno preparati e serviti da robot, gli ordini saranno fatti via smartphone, e l’unico essere umano che lavorerà in tal paradiso dell’automazione sarà il ‘buttafuori’ (anzi in questo caso il ‘buttadentro’) che controllerà la maggiore l’età degli avventori.

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‘Alzare la voce paga’ è il nuovo ‘Spezzeremo le reni alla Grecia’. E non fa ridere.


Mentre diceva questo – ‘alzare la voce paga’ – e altre cose più o meno sullo stesso registro, Matteo Salvini durante la conferenza stampa di ieri aveva alle sue spalle i manifesti della campagna elettorale per le amministrative appena conclusesi e dalle quali è uscito vincitore. Nello sfondo c’era anche il manifesto di quella precedente, quella per le politiche del 4 marzo. Spiccava infatti il blu e bianco delle grandi lettere di ‘Salvini premier’.

Se non si trattasse di una questione veramente seria, sarebbe semplicemente un momento di grottesca ilarità collettiva: a metà fra il lapsus freudiano e la pubblicità subliminale.

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Consigli da esperti su come interpretare i sondaggi


I media italiani di solito riportano i sondaggi in modo pessimo. Queste tre semplici regole sono tutto quello che vi serve per capire cosa indicano e cosa no gli ultimi sondaggi.

1. Consultare sempre le medie e non i singoli sondaggi

Ai media piace costruire delle storie ogni volta che esce un nuovo sondaggio. Ma un singolo sondaggio può rappresentare un’anomalia o semplicemente riflettere una fluttuazione. Chi ha esperienza nell’interpretare i sondaggi sa che bisogna sempre prendere in esame le medie dei rilevamenti, che sono dati più affidabili. Quando vedete un sondaggio nuovo, confrontatelo sempre con la media dei sondaggi più recente.

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Ultimi sondaggi


La Lega continua a crescere e il M5S a scendere. Il M5S è chiaramente sotto la soglia raggiunta alle elezioni del 4 marzo.

La novità principale di questa settimana è che il PD e il centro-sinistra hanno iniziato a risalire. Sei su dieci dei sondaggi usciti dal 27 maggio mostrano, per la prima volta, che il PD è sopra il risultato ottenuto alle politiche.

PD politiche 4-mar 18,7%
28-mag SWG 19,4%
28-mag IPR 17,0%
29-mag Tecnè 17,3%
30-mag Demopolis 19,0%
30-mag Euromedia 17,0%
30-mag Piepoli 19,0%
31-mag Index 19,2%
31-mag IPSOS 19,2%
4-jun EMG 19,6%
4-jun SWG 18,5%

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Di che colore è il popolo?

 


Sono i piccoli episodi che determinano più di ogni dichiarazione la cultura politica di un paese, della sua classe dirigente e di un partito (si può ancora dire? oppure sono tutti già diventati movimenti?). E la relativa freddezza sul caso Sacko è disgustosamente preoccupante.

Certo che qualcuno si è indignato; certo che qualcuno ha urlato. Tuttavia, sembra quasi che il sollievo per aver un governo strambo e una maggioranza posticcia abbia fatto passare in secondo piano l’esecuzione di un uomo e il ferimento di altri due a colpi di fucile.

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Chi avrà il potere nel nuovo governo?


Due nuovi sondaggi sembrano confermare la nostra analisi di tre giorni fa:

Questo sarà un governo Lega con l’appoggio del M5S.

Questi sono i tre sondaggi usciti dopo l’intervento di Mattarella:

M5S rispetto alle politiche Lega rispetto alle politiche
28-mag SWG 29,5 -3,2 27,5 +10,1
28-mag IPR 29 -3,7 25 +7,6
29-mag Noto 27 -5,7 28 +10,6

L’abbiamo già scritto: chi ha paura di nuove elezioni? Si può capire da com’è finita la saga dell’ “impeachment”. Inoltre Giorgetti, fedelissimo di Salvini, sarà sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

I dati: il M5S deve avere paura delle elezioni, il PD no


Mentre i risultati delle elezioni, se ci saranno, dipenderanno da un’eventuale campagna elettorale, possiamo già trarre alcune importanti lezioni dai sondaggi effettuati dopo il 4 marzo.

I dati più importanti:

  1. M5S: dopo un aumento iniziale, ha subito un crollo significativo rispetto al risultato del 4 marzo ed è continuato a scendere nelle ultime settimane. 
  2. Questo ed altri dati mostrano che il loro supporto è estremamente volatile. Non c’è ragione di pensare che otterranno lo stesso risultato del 4 marzo nel caso di nuove elezioni. Al contrario, tutto fa credere che perderanno un percentuale significativa di voti a vantaggio della Lega.
  1. PD: Dopo un crollo iniziale di meno di un punto, è rimasto a livelli stabili.
  2. I sondaggi evidenziano l’esistenza di uno zoccolo duro di supporter destinato a rimanere, in contrasto con il tetto di consensi ottenuti dal M5S. Naturalmente tutto dipenderà da un’eventuale campagna elettorale, ma le condizioni oggettive non danno ragione di pensare che il PD avrà un calo ulteriore e invece fanno pensare che potrebbe avere un risultato migliore.

La Lega ovviamente può fare meglio rispetto al 4 marzo, mentre Forza Italia può avere una performance peggiore, anche se sembra essersi stabilizzata nelle ultime settimane, ragione per cui non c’è ragione di pensare che collasserà del tutto.

Questa analisi non tiene conto della crisi recente nè di ciò che accadrà nei prossimi giorni. Ma i dati raccolti dal 4 marzo al 27 maggio mostrano che il M5S deve temere nuove elezioni, mentre il PD dovrebbe vederle come un’opportunità.

*nota: il primo sondaggio apparso dopo la stesura di questo post, il 27 maggio, sembra confermare la nostra analisi:

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L’Italia è ancora una repubblica democratica (e rappresentativa).


Alcuni passaggi andrebbero fermati, bloccati nella riflessione per comprenderli meglio, prima che comincino a correre veloci verso direzioni diverse e pericolose. Andrebbero fissati per capire i veri motivi per cui si è deciso di stare da una parte e non dall’altra. Questo è uno di quei momenti. È il momento di scegliere.

La grave crisi costituzionale in cui ci troviamo è cominciata ben prima di ieri, ben prima del discorso in cui il presidente Mattarella ci informava che nemmeno questa volta ci sarebbe stato un governo, ma che questa volta la responsabilità era sua. Quanto costituzionalmente legittima sia stata questa curvatura presidenziale fatta da Mattarella non è il vero nodo da districare. Il presidente della Repubblica è consapevole del proprio atto, sorretto da precedenti, alcuni lontani come durante la presidenza Gronchi, altri molto più recenti con Ciampi e Napolitano.

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Comunque, l’opposizione più credibile la farà Fratelli d’Italia


Le parole sono importanti; e la scelta di utilizzare l’espressione l’avvocato del popolo italiano è gravida di conseguenze politiche e, ahinoi, pure democratiche. Di un Perry Mason a Palazzo Chigi non ne avevamo proprio bisogno. Avevamo bisogno di un politico. Ma tant’è, quell’altro abbiamo. E non ci riferiamo qui al suo ormai famosissimo CV. Quanto sia di fatto il prestanome di una nuova alchimia di governo – il ‘fantoccio’ si diceva in altre ere storiche – o, al contrario il nume tutelare del cambiamento che si impone al conservatorismo della casta italiana, forse lo scopriremo già oggi coi nomi della lista di governo. Ma la scelta di un candidato ‘terzo’ lascia immaginare che gli altri due siano ancora in attesa. In attesa di cosa? E poi, terzo da che?

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