I dati: il M5S deve avere paura delle elezioni, il PD no


Mentre i risultati delle elezioni, se ci saranno, dipenderanno da un’eventuale campagna elettorale, possiamo già trarre alcune importanti lezioni dai sondaggi effettuati dopo il 4 marzo.

I dati più importanti:

  1. M5S: dopo un aumento iniziale, ha subito un crollo significativo rispetto al risultato del 4 marzo ed è continuato a scendere nelle ultime settimane. 
  2. Questo ed altri dati mostrano che il loro supporto è estremamente volatile. Non c’è ragione di pensare che otterranno lo stesso risultato del 4 marzo nel caso di nuove elezioni. Al contrario, tutto fa credere che perderanno un percentuale significativa di voti a vantaggio della Lega.
  1. PD: Dopo un crollo iniziale di meno di un punto, è rimasto a livelli stabili.
  2. I sondaggi evidenziano l’esistenza di uno zoccolo duro di supporter destinato a rimanere, in contrasto con il tetto di consensi ottenuti dal M5S. Naturalmente tutto dipenderà da un’eventuale campagna elettorale, ma le condizioni oggettive non danno ragione di pensare che il PD avrà un calo ulteriore e invece fanno pensare che potrebbe avere un risultato migliore.

La Lega ovviamente può fare meglio rispetto al 4 marzo, mentre Forza Italia può avere una performance peggiore, anche se sembra essersi stabilizzata nelle ultime settimane, ragione per cui non c’è ragione di pensare che collasserà del tutto.

Questa analisi non tiene conto della crisi recente nè di ciò che accadrà nei prossimi giorni. Ma i dati raccolti dal 4 marzo al 27 maggio mostrano che il M5S deve temere nuove elezioni, mentre il PD dovrebbe vederle come un’opportunità.

*nota: il primo sondaggio apparso dopo la stesura di questo post, il 27 maggio, sembra confermare la nostra analisi:

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L’Italia è ancora una repubblica democratica (e rappresentativa).


Alcuni passaggi andrebbero fermati, bloccati nella riflessione per comprenderli meglio, prima che comincino a correre veloci verso direzioni diverse e pericolose. Andrebbero fissati per capire i veri motivi per cui si è deciso di stare da una parte e non dall’altra. Questo è uno di quei momenti. È il momento di scegliere.

La grave crisi costituzionale in cui ci troviamo è cominciata ben prima di ieri, ben prima del discorso in cui il presidente Mattarella ci informava che nemmeno questa volta ci sarebbe stato un governo, ma che questa volta la responsabilità era sua. Quanto costituzionalmente legittima sia stata questa curvatura presidenziale fatta da Mattarella non è il vero nodo da districare. Il presidente della Repubblica è consapevole del proprio atto, sorretto da precedenti, alcuni lontani come durante la presidenza Gronchi, altri molto più recenti con Ciampi e Napolitano.

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Comunque, l’opposizione più credibile la farà Fratelli d’Italia


Le parole sono importanti; e la scelta di utilizzare l’espressione l’avvocato del popolo italiano è gravida di conseguenze politiche e, ahinoi, pure democratiche. Di un Perry Mason a Palazzo Chigi non ne avevamo proprio bisogno. Avevamo bisogno di un politico. Ma tant’è, quell’altro abbiamo. E non ci riferiamo qui al suo ormai famosissimo CV. Quanto sia di fatto il prestanome di una nuova alchimia di governo – il ‘fantoccio’ si diceva in altre ere storiche – o, al contrario il nume tutelare del cambiamento che si impone al conservatorismo della casta italiana, forse lo scopriremo già oggi coi nomi della lista di governo. Ma la scelta di un candidato ‘terzo’ lascia immaginare che gli altri due siano ancora in attesa. In attesa di cosa? E poi, terzo da che?

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‘Fare opposizione’ non è peccato


Non spostiamo la nostra attenzione dalla questione vera.

In queste ore convulse – almeno per gli appassionati del genere – quello che sta accadendo dentro e attorno al PD, per parafrasare Ennio Flaiano, è grave ma non serio. Alla mattanza interna al partito, o almeno a quello che rimane del PD, si somma un coro di voci critiche più o meno interessate che offrono le più svariate soluzioni. Tutti hanno una opinione su cosa dovrebbe fare il PD, persino Iva Zanicchi. Tutti tranne, forse, lo stesso PD.

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E dopo il contratto alla tedesca, si ritorna al doppio turno alla francese


Come nelle soap succede di tutto in ogni puntata, ma se riprendi a guardarle dopo qualche settimana o mese non ti sembra che nulla sia cambiato. Dopo una settimana in cui Ridge-Di Maio ha corteggiato Brooke-Salvini, e in quella dopo c’ha provato con Caroline-Renzi, oggi nulla di fatto? Siamo al punto di partenza?

Non esattamente; e come in ogni soap di successo sono i dialoghi, o meglio la scelta delle parole, ad avere importanza.

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Previsioni Friuli Venezia Giulia


Anche se è disponibile solo un numero limitato di sondaggi, emerge un chiaro vincitore.

Previsioni:

  • Centro-destra: non meno del 45%, probabilmente almeno 49%
  • Centro-sinistra: 23%-29% circa
  • M5S: 15-25%, probabilmente attorno al 20%

Una precisazione sul centro-sinistra: in caso di bassa affluenza dell’elettorato di riferimento potrebbe essere scalzato dal M5S.

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Siamo tornati al proporzionale della prima Repubblica? Allora ‘arridatece’ anche il PCI


Niente di fatto nemmeno ieri. Non si è ancora giunti all’accordo finale per la formazione di governo; o meglio, per il conferimento di un pre-incarico, ma continua il dialogo tra le forze politiche uscite vincitrici dalle urne. Se quelli di ieri sono realmente stati piccoli passi in avanti lo si vedrà; e le dichiarazioni di Di Maio e di Salvini vengono ora passate al setaccio nel quadro di uno schema per l’appoggio esterno allo scopo di capire l’intrinseco significato delle aperture di ieri, indugiando sulla ricostruzione dei retroscena. Oggi è venerdì e restiamo in attesa, il weekend porterà consiglio.

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