Sempre i soliti esterofili …


Ci eravamo lasciati l’anno scorso coi gilets jaunes e inauguriamo il nuovo anno de laquartarepubblica.it con i gilet gialli (versione italiota) sui quali, questa la novità, Luigi Di Maio spera di appiccicarci le sue cinque stelle. Del resto, il colore giallo, sempre quello è.

La ratio dell’appello fatto al movimento di protesta francese che negli ultimi mesi sta agitando il paese, e in alcuni casi con episodi di violenza ingiustificabili, è chiara. Forse, più che un tentativo di creare un fronte comune per le prossime elezioni europee, come è stato interpretato – in questo caso non va dimenticato che andrebbe individuato un referente che al momento non sembra esserci – a noi pare al contrario un tentativo di opporre alle ruspe e ai forconi di Salvini una versione à la française della protesta, più cittadina e gauche e dall’aura nostalgica sessantottina come la si vede nei film, allo scopo di reintegrare quell’immagine populista ‘di sinistra’ ormai persa. Una strategia elettorale tutta interna, insomma.

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Trumpismo e gilets jaunes

 

di Mario Del Pero (SciencesPo, Parigi) @mariodelpero.5


Colpiscono, per chi si occupa di Stati Uniti, le analogie e le differenze tra l’assalto alle élite che portò all’elezione di Trump e quello in corso contro Macron, tra trumpismo e gilets jaunes, per dirla un po’ grossolanamente.

Perché si parla di rivolta di un ceto medio impoverito e contro forme di diseguaglianza fattesi intollerabili, ma è una sintesi, questa, al meglio parziale e al peggio fuorviante.

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Fra ‘fascisti liberali’ e ‘sovranisti socialisti’ riprendiamoci il senso storico delle parole


La ricerca di nuove definizioni politiche è una delle specializzazioni della politica italiana. Esistono sempre o un neologismo, preso spesso all’estero, o un’espressione storica appiccicata acriticamente al nostro tempo utilizzati per segnalare il tasso di novità e di modernità dell’ultimo leader o dell’ultimo progetto: da ‘rottamare’ ai ‘giovani turchi’, da ‘rivoluzione liberale’ a ‘uno vale uno’, da ‘narrazione egemonica’ al ‘diritto alla felicità’, ultimo questo, in ordine di tempo, riapparso sabato scorso all’Assemblea del PD, rubato dal frasario standard del berlusconismo delle origini e che a sua volta aveva già traslocato nel linguaggio dei primi ‘cinquestelle’. Forse anche per questo motivo – tutto così sterilizzato fra chi ricorda meglio le ultime iperbole della lingua – che secondo Youtrend il 35% degli italiani non parla mai di politica. Un dato che tutto sommato spiegherebbe la tendenza in crescita di chi decide di non esprimersi alle elezioni.

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2018, Marcia su Predappio: facciamo il punto

 

di Mirco Carrattieri (Istoreco – Museo di Montefiorino)@carrattieri 


Come ogni 28 ottobre da molti anni a questa parte Predappio, la cittadina romagnola che ha dato i natali a Mussolini, ha visto confluire migliaia di neofascisti per una manifestazione rievocativa della marcia su Roma del 1922. Fenomeni analoghi si svolgono anche in occasione dell’anniversario della nascita di Mussolini (29 luglio) e in quello della sua morte (28 aprile). Quest’anno alle consuete polemiche si sono aggiunti nuovi argomenti, derivanti da contingenze specifiche ma anche da alcune questioni generali che stanno animando il dibattito pubblico italiano negli ultimi mesi.

Giap

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Bolzano non è più un territorio ‘proibito’: la Lega di Salvini fra nazionalismo e regionalismo. Una storia già vista


di George Newth (University of Bath) @georgenewth 

Il recente successo elettorale della ‘nuova’ Lega in Alto-Adige – e in particolare a Bolzano – non solo mette in luce la mutevole identità e natura del partito di Salvini, ma anche il potenziale declino del regionalismo. La Lega nazionalista è stata infatti in grado di infastidire un attore politico etno-regionalista come il SVP. Il regionalismo dunque rischia di diventare una forza spenta in una delle zone di confine d’Italia? I recenti risultati lo lasciano presupporre.

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Non è una carenza di memoria che ci affligge, ma una persistente distorsione della storia

 

di Carlotta Ferrara degli Uberti (UCL, University of London) @CarlottaFdU 


Stando ad una ricerca condotta da Arci Servizio Civile intitolata La Memoria come strumento di educazione alla pace e basata su interviste a persone di età compresa fra i 18 e i 30 anni, molti italiani sono ancora convinti che le leggi razziali siano state imposte a Mussolini dalla Germania nazista. Il che, inevitabilmente, sminuisce le responsabilità italiane nella persecuzione.                                                    

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La supercazzola del giorno

 


@JennaBenso

Chiedere rispetto: lo stai facendo bene