Cioè, 4 anni di governo con la Casaleggio associati?


La lista di quelli che con tutti i distinguo possibili e immaginabili si schierano a favore della nuova maggioranza ‘uscita dal tabellone’ lo scorso mercoledì 13 agosto si va sempre più allungando: basta guardare la homepage dell’Huffington Post ogni ora. Ultimo in ordine di tempo mentre stiamo scrivendo è Vasco Errani.

Non importa come chiamarlo: accordo di largo respiro (Delrio), lodo Bettini, governo di legislatura o di scopo o di responsabilità, in versione oltralpe alla Gozi o in odor di corbynismo purché composto da intellettuali e tecnici come auspica Paolo Flores d’Arcais. Un classico peraltro, questo, della storia recente: l’immatura Italia sempre bisogno di esperti-non-politici pare avere.

A dar voce all’opzione ‘della responsabilità’ sono riemersi anche nomi forti di una gloriosa tradizione che erano quasi andati scomparendo quali Vincenzo Scotti e Pierferdinando Casini.

Non dilunghiamoci ancora sulla teoria istituzionale per riaffermare che la sovranità popolare risiede nella costituzione e si esprime attraverso il Parlamento. Chiaro. L’Italia è (ancora) una democrazia in cui è il Parlamento a decidere.

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No, De Gregori no, vi prego

 

Recensione semiseria di Titanic. Come Renzi ha affondato la sinistra di Chiara Geloni


Già il fatto che il libro sia pubblicato da PaperFirst by il Fatto quotidiano, con quell’ammiccamento nella scelta del nome al magico mondo della comunicazione anglofona, dunque per natura ‘moderna’, avrebbe dovuto farmi desistere dall’acquisto: del resto, alla Feltrinelli e alle librerie Coop, lo trovi a fianco di Politicamente scorretto, imperdibile ultimo lavoro di Di Battista. Ma tant’è, ho sostenuto l’editoria italiana. Questo mi consola.

Titanic è il sequel di Giorni bugiardi, uscito nel 2013 per Editori Riuniti. E il solo cambio di editore dovrebbe indicarci qualcosa. In entrambi i casi per spiegarci di che si parla dentro ci è voluto un lungo sottotitolo – nel nostro caso Come Renzi ha affondato la sinistra – perché quelli scelti come principali sembravano più i titoli delle nuove fiction con Gabriel Garko e Manuela Arcuri. Il lettore avrebbe potuto confondersi, avranno giustamente pensato; anche se devo ammettere che non riesco bene a individuare in un paese di così pochi lettori come l’Italia quale sia il segmento a cui è diretto.

Tutti lo abbiamo iniziato a leggere dalla fine. Non esattamente un complimento all’autrice.

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Aboliremo l’Inps come con Equitalia!


Il povero storico che fra qualche decennio dovrà ricostruire la parabola del governo Conte, a un certo punto avrà a che fare con il caso Candy Candy Forza Napoli. Sebbene in un paio di giorni anche noi che la stiamo vivendo la avremo già dimenticata, sarà tutto sommato abbastanza facile ricostruire in futuro la vicenda: la stampa la ha ampiamente commentata e con un po’ di scavo nell’archivio-web si potranno anche ritrovare gli sfottò che stanno riempendo i thread dei nostri Twitter e Facebook.

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Sempre i soliti esterofili …


Ci eravamo lasciati l’anno scorso coi gilets jaunes e inauguriamo il nuovo anno de laquartarepubblica.it con i gilet gialli (versione italiota) sui quali, questa la novità, Luigi Di Maio spera di appiccicarci le sue cinque stelle. Del resto, il colore giallo, sempre quello è.

La ratio dell’appello fatto al movimento di protesta francese che negli ultimi mesi sta agitando il paese, e in alcuni casi con episodi di violenza ingiustificabili, è chiara. Forse, più che un tentativo di creare un fronte comune per le prossime elezioni europee, come è stato interpretato – in questo caso non va dimenticato che andrebbe individuato un referente che al momento non sembra esserci – a noi pare al contrario un tentativo di opporre alle ruspe e ai forconi di Salvini una versione à la française della protesta, più cittadina e gauche e dall’aura nostalgica sessantottina come la si vede nei film, allo scopo di reintegrare quell’immagine populista ‘di sinistra’ ormai persa. Una strategia elettorale tutta interna, insomma.

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Fra ‘fascisti liberali’ e ‘sovranisti socialisti’ riprendiamoci il senso storico delle parole


La ricerca di nuove definizioni politiche è una delle specializzazioni della politica italiana. Esistono sempre o un neologismo, preso spesso all’estero, o un’espressione storica appiccicata acriticamente al nostro tempo utilizzati per segnalare il tasso di novità e di modernità dell’ultimo leader o dell’ultimo progetto: da ‘rottamare’ ai ‘giovani turchi’, da ‘rivoluzione liberale’ a ‘uno vale uno’, da ‘narrazione egemonica’ al ‘diritto alla felicità’, ultimo questo, in ordine di tempo, riapparso sabato scorso all’Assemblea del PD, rubato dal frasario standard del berlusconismo delle origini e che a sua volta aveva già traslocato nel linguaggio dei primi ‘cinquestelle’. Forse anche per questo motivo – tutto così sterilizzato fra chi ricorda meglio le ultime iperbole della lingua – che secondo Youtrend il 35% degli italiani non parla mai di politica. Un dato che tutto sommato spiegherebbe la tendenza in crescita di chi decide di non esprimersi alle elezioni.

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La presa del ‘balcone’ di palazzo Chigi


La manovra del popolo (anzi del Popolo con la maiuscola) non è stata festeggiata a piazza del Popolo. Ma da un balcone.

A parte il fatto che si tratta, molto probabilmente, del primo caso nella storia italiana in cui si è festeggiato un Documento di Economia e Finanza, e già questo di per sé meriterebbe una riflessione, nondimeno il perché del balcone, il motivo per cui è stata orchestrata una marcetta di parlamentari eccitati sventolanti bandiere e confluiti a piazza Colonna, questo episodio insomma, forse vale qualche parola.

Archivio Centrale dello Stato
@Repubblica.it

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Il sovranismo ipersemplificato del blob giallo-verde


Il metodo più efficace per raccapezzarsi nel magma in sobbollizione della politica italiana, soprattutto in una fase di transizione come quella che stiamo vivendo, è quello di decostruire l’insieme, separare le varie e differenti questioni e affrontare l’analisi di ogni problema singolarmente. Finora abbiamo tentato di dare senso a quello che sta avvenendo in questo modo: guardando alle posizioni delle due forze di governo e confrontandole, cercando di individuare chi fosse il più aggressivo o chi rappresentasse la continuità col sistema precedente. Da ultimo ci chiedevamo cosa pensasse il presidente del Consiglio visto che è evidente a tutti quanto il ‘professore in aspettativa’ non conti una ‘beata fava’.

Risultato: abbiamo sempre avuto l’impressione di essere un passo indietro, in affanno nel capire il quadro complessivo, incapaci di afferrare completamente la portata dell’involuzione.

Questa volta dunque abbiamo deciso di affrontare il blob giallo-verde tutto insieme e di farci completamente assorbire dalla melma. Tutta. La fotografia che ne è uscita non è rassicurante.

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Le ‘date’ e la sciatteria al governo


Che il presidente del consiglio si sia confuso con le date già lo sappiamo. Quanto sia grave non lo ripetiamo. In realtà, l’errore più incredibile che ha fatto non è stato tanto dimenticarsi della guerra civile, delle stragi nazifasciste, della lotta partigiana, della fuga del re, dell’azione degli Alleati e del contributo statunitense (che in ultima istanza significa dimenticarsi della Costituzione sulla quale ha prestato giuramento, ndr). Piuttosto è l’aver lasciato intendere che il miracolo economico sia iniziato il 9 settembre 1943 l’affermazione che lo avrebbe fatto bocciare. Un po’ come quegli studenti che nel ripassare gli appunti per l’esame di storia contemporanea dividono tutto in due grandi macro-periodi: prima e dopo la seconda guerra mondiale, tanto il prof chiede sempre quello.

Sciatteria al governo insomma.

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La democrazia della connessione della Casaleggio associati


Ce lo stavamo proprio chiedendo qualche giorno fa dove fosse finito e cosa stesse facendo. Passata l’estate a commentare ogni peto sovranisteggiante del ministro degli Interni fatto dalla battigia o a Pontida, e a sogghignare sulla ridicola rincorsa che gli altri, i superstiti del M5S, hanno tentato – le performance di Di Maio e Di Battista alla Festa del Fatto potrebbero indicare che ormai hanno il fiato corto – c’eravamo insomma dimenticati di lui e, soprattutto, della sua nota s.r.l.

Lunedì, però, Davide Casaleggio ha riaperto la stagione politica dopo la pausa estiva e, per chi vuole capire, ci ha ricordato veramente dove si gioca la partita. In un post sull’organo ufficiale del M5S, il blogdellestelle, il nostro ha proferito il suo verbo illuminandoci sul futuro della democrazia. Tutte, non solo quella italiana. Ma non aveva detto che lui era un semplice imprenditore? che non si occupava di politica? Tant’è.

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Banche, gay, ebrei o musulmani?


Nel manuale dell’apprendista ‘capo populista’ dopo i capitoli Individuare un nemico debole e Fare propaganda sempre e comunque anche quando si va al ‘cesso’ segue quello dedicato allo scontro con le istituzioni (che teoricamente egli rappresenta, ma questo è un dettaglio). L’obiettivo è dimostrare come la burocrazia e la presunta lentezza della prassi democratica blocchino il cambiamento.

La vicenda della Diciotti è un perfetto caso da manuale, offre l’occasione per uno scontro con la Guardia Costiera, che tanto non viene esattamente considerata una forza militare e che quindi non appanna il testosterone da Steven Seagal dell’apprendista ‘capo populista’; offre pure lo spazio per uno scontro con l’Europa, che va sempre bene. E infine un grande classico per l’Italia: la rissa con la magistratura, che ‘fa un po’ nostalgia’. Naturalmente, l’attacco al Colle ne è il corollario.

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