La Lega, i libri e il fascismo*

di Andrea Mammone (Royal Holloway, Univ. of London) @Andrea_Mammone 


In un’era caratterizzata dal ritorno dell’etnonazionalismo anche la più antica istituzione accademica d’Europa, l’Università di Bologna, deve fare i conti con le critiche demagogiche dell’estrema destra. I rappresentanti della Lega hanno presentato un’interrogazione alla Giunta regionale contro il volume La Lega di Salvini. Estrema destra di governo, di Gianluca Passarelli e Dario Tuorto (pubblicato da Il Mulino), che è fra i libri consigliati in un esame nel dipartimento di Scienze Politiche. Tra le ‘gravi affermazioni’ contenute nelle sue pagine, alcune preoccupano non poco i leghisti: in particolare, il leader ex camicia verde, oggi in felpa, porterebbe avanti ‘un messaggio di radice eversiva con tratti fascisti, che richiama i tempi bui dell’Europa del Novecento, ma anche la segregazione razziale in Sudafrica’, mentre il loro partito (ex regionalista) sarebbe diventato di ‘estrema destra, con tratti razzisti, xenofobi, politicamente e socialmente violenti’. Se l’argomento non fosse tremendamente serio si potrebbe ridere sull’idea dei leghisti di applicare le ‘politiche di antidiscriminazione della Regione […] per gli studenti che si sentono politicamente affini alle posizioni del partito’. I giornali semi scandalistici vicini al movimento sono ovviamente diventati il megafono di tale indignazione.

Max Rossi – Reuters

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“Ama. Ama follemente. E se ti dicono che è peccato, ama il tuo peccato e sarai innocente”. Shakespeare vs Pillon

 

Yuri Guaiana (Senior campaigns manager All Out@yurigu 


È passato.

Il Congresso mondiale delle famiglie si è concluso ieri con una manifestazione in cui alla retorica a favore di una idea sclerotizzata di famiglia cosiddetta ‘tradizionale’ si sono associate la nostalgia per una società organicistica nonché immagini e gadget che mostravano feti di 10 settimane. Francamente di cattivo gusto. Gli slogan utilizzati, poi: “La legge 194 sull’aborto lede i diritti dei padri dei concepiti”.

Non erano in tanti in piazza Bra domenica 31 marzo a Verona; certamente molti meno della marea umana che ha sfilato sabato e ha inondato Verona con messaggi positivi come “Arriva la libertà: scegli, sorridi, vivi”. Una manifestazione che ha riunito varie associazioni, le quali la mattina prima della manifestazione si sono incontrate in un convegno intitolato “Italia Laica, Verona Libera”.

credits @neri_elisabetta

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Lino Banfi e la caciara

 

di Marta Musso (King’s College, University of London) @martamusso  


La nomina di Lino Banfi alla Commissione Italiana per l’Unesco ha provocato ieri un’ondata di risate e di indignazione. Le risate per l’accostamento tra l’Allenatore nel pallone e il più alto organo di protezione del patrimonio culturale mondiale vengono facili – del resto, come ha dichiarato lo stesso Banfi, lo scopo della sua nomina era di portare un sorriso in sede Unesco. Si capisce meno l’ondata di indignazione che ha accompagnato questa nomina, che al di là della nota di costume sconfina nella non-notizia: prima di tutto, pare che il ruolo sia puramente simbolico.

La Repubblica

 

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2018, Marcia su Predappio: facciamo il punto

 

di Mirco Carrattieri (Istoreco – Museo di Montefiorino)@carrattieri 


Come ogni 28 ottobre da molti anni a questa parte Predappio, la cittadina romagnola che ha dato i natali a Mussolini, ha visto confluire migliaia di neofascisti per una manifestazione rievocativa della marcia su Roma del 1922. Fenomeni analoghi si svolgono anche in occasione dell’anniversario della nascita di Mussolini (29 luglio) e in quello della sua morte (28 aprile). Quest’anno alle consuete polemiche si sono aggiunti nuovi argomenti, derivanti da contingenze specifiche ma anche da alcune questioni generali che stanno animando il dibattito pubblico italiano negli ultimi mesi.

Giap

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La resistenza degli ultimi: per una riflessione sulla chiusura del centro di accoglienza di Vicofaro a Pistoia


di Erica Capecchi (Goldsmiths, University of London)

Come da previsioni, ci siamo arrivati: in data 11 settembre 2018 il Comune di Pistoia ha emanato un’ordinanza per la cessazione delle attività nei locali della canonica di Vicofaro, sede della parrocchia e del centro di accoglienza guidati da Don Massimo Biancalani.

A seguito della chiusura del centro di accoglienza, l’Assemblea Antifascista e Antirazzista di Vicofaro si è mobilitata per una raccolta fondi. Chiunque volesse contribuire troverà i dettagli in calce a questo articolo e sulla pagina Facebook dell’Assemblea Antirazzista e Antifascista di Vicofaro).

Come riportato dai mezzi stampa, il provvedimento arriva a seguito di “controlli effettuati in più volte da questura, Asl, vigili urbani e vigili del fuoco, che hanno mostrato l’inidoneità della struttura a ospitare così tante persone”. Insomma, se già a fine agosto nel mirino dei controllori era finita in particolar modo la parte del centro di accoglienza riguardante la “Pizzeria del Rifugiato” (attività che da circa un anno Don Biancalani ha avviato proprio nei locali della canonica, provvisti di cucina), a distanza di due settimane è arrivata l’ordinanza che ha imposto lo sgombero della struttura nella sua interezza. Non si vuole qui entrare nel merito legislativo di sicurezza e idoneità. Tuttavia, un’onesta riflessione di carattere umano e morale su questi ultimi sviluppi risulta quanto mai urgente e necessaria. Leggi tutto “La resistenza degli ultimi: per una riflessione sulla chiusura del centro di accoglienza di Vicofaro a Pistoia”

Razzismo e intolleranza divampano da Nord a Sud, passando per Pistoia. È tempo di prendere posizione


di Erica Capecchi (Goldsmiths, University of London)

 La violenta deriva populista, razzista e nazionalista che l’Italia sta attualmente attraversando e che da qualche mese a questa parte è andata sempre più intensificandosi ha un sapore nostalgico, fatto di vecchie e nuove contaminazioni che si legano a ricordi di tempi bui e passati. O almeno, passati per quanto ci siamo illusi che veramente lo fossero. A fronte del difficile periodo storico in cui ci troviamo a vivere, una parte dell’ambiente accademico e intellettuale è tornato a parlare con una certa consapevolezza di fascismo, o meglio, neofascismo. All’utilizzo di questo termine si accompagnano tuttavia pareri contrastanti, spesso negazionisti, che vorrebbero sminuire l’evidenza di un problema in crescendo, sostenendo posizioni che mirano a un suo ribaltamento ideologico. Infatti, secondo il parere dell’attuale governo e soprattutto dei Ministri Fontana e Salvini, la parola ‘fascismo’ e tutti i significati che essa comporta, è divenuta un’arma ideologica utilizzata dalla sinistra al solo fine di esasperare l’ideale “globalista” e “radical chic” profondamente nemico dell’italianità. Un’ideologia che punterebbe ad attuare un piano di ‘sostituzione etnica’ degli italiani con gli immigrati provenienti dall’Africa che, in quanto neri e (spesso) musulmani, sono da considerarsi acerrimi nemici della cultura cristiana, italiana e, nondimeno, bianca.

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Perché non c’è da essere orgogliosi di un piatto di spaghetti ad Addis Abeba


di Alessandro Pes (Università di Cagliari) @apes72 

L’idea che il colonialismo italiano sia stato ‘buono’ e ‘speciale’ rispetto ai colonialismi delle altre potenze europee è stata costruita durante il periodo coloniale e si è rafforzata e diffusa maggiormente in età repubblicana quando ormai l’Italia, divenuta democratica e superato (forse?) il fascismo, non aveva più alcun possedimento coloniale ma, fino al 1960, l’amministrazione fiduciaria della ex colonia Somalia italiana.

Un articolo pubblicato recentemente sul giornale La Verità riprende la questione della storiografia sul colonialismo italiano e imputa a una storiografia faziosa la colpa (sic.) di aver ricostruito quella parte di storia (anche) italiana focalizzandosi soltanto sulle atrocità commesse dagli italiani nelle ex colonie senza mettere in risalto la presunta opera civilizzatrice svolta in quegli stessi territori.

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