La Lega, i libri e il fascismo*

di Andrea Mammone (Royal Holloway, Univ. of London) @Andrea_Mammone 


In un’era caratterizzata dal ritorno dell’etnonazionalismo anche la più antica istituzione accademica d’Europa, l’Università di Bologna, deve fare i conti con le critiche demagogiche dell’estrema destra. I rappresentanti della Lega hanno presentato un’interrogazione alla Giunta regionale contro il volume La Lega di Salvini. Estrema destra di governo, di Gianluca Passarelli e Dario Tuorto (pubblicato da Il Mulino), che è fra i libri consigliati in un esame nel dipartimento di Scienze Politiche. Tra le ‘gravi affermazioni’ contenute nelle sue pagine, alcune preoccupano non poco i leghisti: in particolare, il leader ex camicia verde, oggi in felpa, porterebbe avanti ‘un messaggio di radice eversiva con tratti fascisti, che richiama i tempi bui dell’Europa del Novecento, ma anche la segregazione razziale in Sudafrica’, mentre il loro partito (ex regionalista) sarebbe diventato di ‘estrema destra, con tratti razzisti, xenofobi, politicamente e socialmente violenti’. Se l’argomento non fosse tremendamente serio si potrebbe ridere sull’idea dei leghisti di applicare le ‘politiche di antidiscriminazione della Regione […] per gli studenti che si sentono politicamente affini alle posizioni del partito’. I giornali semi scandalistici vicini al movimento sono ovviamente diventati il megafono di tale indignazione.

Max Rossi – Reuters

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Buona Festa della Liberazione, e grazie a Gabriella Degli Esposti

Anche La Quarta Repubblica aderisce alla campagna dei Socialisti GaudentiRicorda un partigiano per il 25 aprile”, per diffondere le storie dei protagonisti della Resistenza – a cui dobbiamo, per inciso, di vivere in una democrazia anziché in una dittatuta delle banane.

Noi vogliamo ricordare Gabriella Degli Esposti, contadina della provincia di Bologna e medaglia d’oro al valor militare (alla memoria). Gabriella era nata il 1 Agosto del 1912 a Calcara di Crespellano (oggi Valsamoggia), frazione di un paesello di meno di 10000 anime a 30km da Bologna. Attiva da subito nella Resistenza, aveva partecipato a numerose azioni di sabotaggio, e dopo l’8 Settembre 1943, insieme al marito Bruno Reverberi, aveva trasformato la propria casa in una base della Quarta Zona della Resistenza – una delle aree più pericolose per l’azione partigiana data la vicinanza con la Linea Gotica.

Gabriella era molto attiva soprattutto nella creazione a livello locale di Gruppi di Difesa della Donna (GDD): le organizzazioni antifasciste femminili che avevano come obiettivo di lungo termine, una volta sconfitto il fascismo, la fine dello sfruttamento della donna e l’uguaglianza di accesso al lavoro e salariale. Sul sito dell’ANPI è possibile leggere che si era molto impegnata alla formazione di questi gruppi “benché avesse due bambine piccole e fosse in attesa di un terzo figlio”[1] – ma, vogliamo aggiungere noi, è più probabile che fosse tanto impegnata nella formazione di GDD poichè aveva due bambine piccole ed aspettava una terza.

Grazie al lavoro dei GDD, durante l’estate del 1944 centinaia di donne scesero in piazza nella zona per protestare contro la scarsità di alimenti, e per manifestare contro la guerra. In quei giorni, essendo Gabriella a capo delle manifestazioni, fu minacciata di morte; il 13 dicembre 1944, quando i fascisti locali organizzarono insieme all’esercito tedesco occupante un grande rastrellamento per contrastare l’irrobustirsi della Resistenza, lei fu tra i molti arrestati. Nonostante fosse incinta di un terzo figlio, Gabriella venne sottoposta a torture indicibili per giorni; ma non rivelò mai la posizione dei gruppi partigiani che appoggiava, tra qui quella del marito. Il 17 dicembre venne portata sul greto del Panaro a San Cesario e lì uccisa insieme a nove altri prigionieri.

La scoperta del suo cadavere sfigurato non dissuase, ma anzi indusse molte donne della zona a raggiungere i partigiani, formando il distaccamento “Gabriella Degli Esposti”, forse l’unica formazione partigiana composta esclusivamente da donne. Dichiarata Eroina della Resistenza, il 22 aprile 2006 è stato inaugurato un monumento a lei dedicato sul greto del Panaro. La figlia maggiore, Savina Reverberi Catellani, ha scritto un libro dove racconta la storia della madre e della famiglia: “GABRIELLA DEGLI ESPOSTI, mia madre – storia di una famiglia nella tragedia della guerra”. Ne consigliamo la lettura.

 

[1] https://web.archive.org/web/20070819002752/http://www.anpi.it/uomini/degliesposti.htm

I capricci di Matteo Salvini

 

Inauguriamo oggi un nuovo spazio di critica.

Un po’ stanchi di ripetere sempre le stesse cose e di vedere il precipizio avvicinarsi, abbiamo deciso di archiviare le parole e dare spazio invece all’immagine.

Prendendo spunto da Los Capricios di Goya @FrancescaNeri.studio ci spinge a guardare all’oggi con gli stessi occhi del grande pittore spagnolo: contro la superstizione e l’irrazionalitá, l’ignoranza e l’intolleranza, il razzismo e l’oscurantismo.

Si dipinge col cervello e non con le mani (Michelangelo Buonarroti)

 

 

2018, Marcia su Predappio: facciamo il punto

 

di Mirco Carrattieri (Istoreco – Museo di Montefiorino)@carrattieri 


Come ogni 28 ottobre da molti anni a questa parte Predappio, la cittadina romagnola che ha dato i natali a Mussolini, ha visto confluire migliaia di neofascisti per una manifestazione rievocativa della marcia su Roma del 1922. Fenomeni analoghi si svolgono anche in occasione dell’anniversario della nascita di Mussolini (29 luglio) e in quello della sua morte (28 aprile). Quest’anno alle consuete polemiche si sono aggiunti nuovi argomenti, derivanti da contingenze specifiche ma anche da alcune questioni generali che stanno animando il dibattito pubblico italiano negli ultimi mesi.

Giap

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Non è una carenza di memoria che ci affligge, ma una persistente distorsione della storia

 

di Carlotta Ferrara degli Uberti (UCL, University of London) @CarlottaFdU 


Stando ad una ricerca condotta da Arci Servizio Civile intitolata La Memoria come strumento di educazione alla pace e basata su interviste a persone di età compresa fra i 18 e i 30 anni, molti italiani sono ancora convinti che le leggi razziali siano state imposte a Mussolini dalla Germania nazista. Il che, inevitabilmente, sminuisce le responsabilità italiane nella persecuzione.                                                    

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