I capricci di Matteo Salvini

 

Inauguriamo oggi un nuovo spazio di critica.

Un po’ stanchi di ripetere sempre le stesse cose e di vedere il precipizio avvicinarsi, abbiamo deciso di archiviare le parole e dare spazio invece all’immagine.

Prendendo spunto da Los Capricios di Goya @FrancescaNeri.studio ci spinge a guardare all’oggi con gli stessi occhi del grande pittore spagnolo: contro la superstizione e l’irrazionalitá, l’ignoranza e l’intolleranza, il razzismo e l’oscurantismo.

Si dipinge col cervello e non con le mani (Michelangelo Buonarroti)

 

 

Una iena vestita da pipistrello

 

di Manfredi Scanagatta (public historian, OZ-Officine zero @OfficineZ) 


La retorica brechtiana tra le altre cose ci ha lasciato in dote la possibilità di riflettere su un’affermazione complessa e se vogliamo anche ambigua. Brecht diceva che è “beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”.

Quando mi viene in mente questa frase inevitabilmente penso a Batman e a Gotham City, e subito dopo il mio pensiero si volge a Rousseau, al mito del buon selvaggio, a quell’utopia dove l’uomo non è incattivito dalla società. Ad oggi, nel caos culturale in cui viviamo, la mia mente però al nome di Rousseau associa anche una piattaforma web, che ha come scopo la banale volontà di costruire una nuova e avanguardistica forma di democrazia e gestita da una società privata già proprietaria dell’attuale primo partito italiano.

Sarà assurdo ma ho la sensazione che la nomina di Dino Giarrusso a direttore di un osservatorio sui concorsi nell’università e negli enti di ricerca, porti con sé tutti i livelli di delirio su cui il mio pensare si è annodato.

L’eroe è necessario nella società pensata dal M5S, il Movimento stesso incarna l’angelo purificatore che aprirà tutti i cattivi come scatolette, mentre i suoi esponenti eroi combatteranno contro ogni forma di potere forte, salvatori di una patria malata; sono tanti piccoli Batman nella nostra Gotham City.

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Il nuovo che avanza a Torino. Ma siamo proprio sicuri della direzione?


di Marta Musso (King’s College, London) @martamusso 

Breve storia triste: Torino, un tempo la citta’ della Fiat (marchio che si vocifera andra’ in pensione), sta cercando di riconvertisti come città d’arte, di cultura, e di spettacolo – un po’ per scrollarsi di dosso il grigiore di città industriale, ma soprattutto per colmare la voragine di posti di lavoro lasciati da delocalizzazione e automazione.

Proprio nella zona che fino a pochi anni fa rappresentava il cuore della movida torinese, i Murazzi, e che è stata chiusa nel 2012 tra mille proteste degli esercenti e lavoratori a spasso, nascerà un cocktail bar completamente robotizzato. Qui cioè, i cocktail verranno preparati e serviti da robot, gli ordini saranno fatti via smartphone, e l’unico essere umano che lavorerà in tal paradiso dell’automazione sarà il ‘buttafuori’ (anzi in questo caso il ‘buttadentro’) che controllerà la maggiore l’età degli avventori.

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