La Lega, i libri e il fascismo*

di Andrea Mammone (Royal Holloway, Univ. of London) @Andrea_Mammone 


In un’era caratterizzata dal ritorno dell’etnonazionalismo anche la più antica istituzione accademica d’Europa, l’Università di Bologna, deve fare i conti con le critiche demagogiche dell’estrema destra. I rappresentanti della Lega hanno presentato un’interrogazione alla Giunta regionale contro il volume La Lega di Salvini. Estrema destra di governo, di Gianluca Passarelli e Dario Tuorto (pubblicato da Il Mulino), che è fra i libri consigliati in un esame nel dipartimento di Scienze Politiche. Tra le ‘gravi affermazioni’ contenute nelle sue pagine, alcune preoccupano non poco i leghisti: in particolare, il leader ex camicia verde, oggi in felpa, porterebbe avanti ‘un messaggio di radice eversiva con tratti fascisti, che richiama i tempi bui dell’Europa del Novecento, ma anche la segregazione razziale in Sudafrica’, mentre il loro partito (ex regionalista) sarebbe diventato di ‘estrema destra, con tratti razzisti, xenofobi, politicamente e socialmente violenti’. Se l’argomento non fosse tremendamente serio si potrebbe ridere sull’idea dei leghisti di applicare le ‘politiche di antidiscriminazione della Regione […] per gli studenti che si sentono politicamente affini alle posizioni del partito’. I giornali semi scandalistici vicini al movimento sono ovviamente diventati il megafono di tale indignazione.

Max Rossi – Reuters

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Aboliremo l’Inps come con Equitalia!


Il povero storico che fra qualche decennio dovrà ricostruire la parabola del governo Conte, a un certo punto avrà a che fare con il caso Candy Candy Forza Napoli. Sebbene in un paio di giorni anche noi che la stiamo vivendo la avremo già dimenticata, sarà tutto sommato abbastanza facile ricostruire in futuro la vicenda: la stampa la ha ampiamente commentata e con un po’ di scavo nell’archivio-web si potranno anche ritrovare gli sfottò che stanno riempendo i thread dei nostri Twitter e Facebook.

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I sovranisti europei a Milano

 

di Marta Lorimer (LSE) @_mlorimer  


Lunedì mattina, quattro leader della destra radicale Europea si sono incontrati a Milano. Obbiettivo? Annunciare la creazione (o quantomeno, l’aspirazione) di un gruppo unitario al Parlamento Europeo.

Al momento, Matteo Salvini (Lega), Jörg Meuthen (Alternativa per la Germania), Olli Kotro (Veri Finlandesi) e Anders Vistisen (Partito Popolare Danese), infatti, siedono in tre gruppi diversi al Parlamento europeo: La Lega fa parte del gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà (ENL), l’AfD del gruppo Europa della Libertà e della Democrazia Diretta e i Veri Finlandesi e il Partito Popolare Danese del gruppo Conservatori e Riformisti. L’incontro di Milano era dunque l’occasione per provare a federare le forze dell’estrema destra europea e portarle all’interno dello stesso gruppo politico, con l’intenzione di diventare ‘il gruppo più grande all’interno del Parlamento europeo.’

credits: Rai News

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“Ama. Ama follemente. E se ti dicono che è peccato, ama il tuo peccato e sarai innocente”. Shakespeare vs Pillon

 

Yuri Guaiana (Senior campaigns manager All Out@yurigu 


È passato.

Il Congresso mondiale delle famiglie si è concluso ieri con una manifestazione in cui alla retorica a favore di una idea sclerotizzata di famiglia cosiddetta ‘tradizionale’ si sono associate la nostalgia per una società organicistica nonché immagini e gadget che mostravano feti di 10 settimane. Francamente di cattivo gusto. Gli slogan utilizzati, poi: “La legge 194 sull’aborto lede i diritti dei padri dei concepiti”.

Non erano in tanti in piazza Bra domenica 31 marzo a Verona; certamente molti meno della marea umana che ha sfilato sabato e ha inondato Verona con messaggi positivi come “Arriva la libertà: scegli, sorridi, vivi”. Una manifestazione che ha riunito varie associazioni, le quali la mattina prima della manifestazione si sono incontrate in un convegno intitolato “Italia Laica, Verona Libera”.

credits @neri_elisabetta

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È la volta dell’internazionale sovranista?

 

di Marta Lorimer (LSE) @_mlorimer  


Le elezioni europee di maggio 2019 sono già viste da molti come un momento di cambiamento negli equilibri continentali. Mentre il Partito Popolare Europeo (PPE) e i Socialisti (PSE) sono dati in calo, i partiti delle varie galassie della destra radicale europea sembrano avere il vento in poppa.

Negli ultimi mesi, i giornali italiani e internazionali hanno cominciato a prestare più attenzione ai loro movimenti, occupandosi soprattutto dei tentativi di creare una nuova ‘internazionale nazionalista’. In particolare, molti hanno notato gli sforzi di Matteo Salvini per stabilire una rete di partiti che condividendo idee e progetti possano poi confluire in un gruppo politico sovranista all’interno del parlamento Europeo. Queste manovre sono state interpretate come un assurdo tentativo di unificazione da parte di gruppi nazionalisti: una contraddizione in sé. Questa valutazione non è, tuttavia, del tutto esatta.

credits @laurenscerulus

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Di Maio, la sinistra, l’imperialismo: storia di un corto circuito

 

Abbiamo ricevuto e, dopo un confronto in redazione, deciso di pubblicare questo articolo di Gianluca. Si tratta di riflessioni personali le quali non coincidono con la linea critica e le analisi di questo blog. Siamo tuttavia convinti che soltanto il confronto fra le diverse interpretazioni delle aporie della società che ci circonda e la sintesi fra le differenti risposte progressiste potrà condurre a un vero cambiamento.

Vi invitiamo dunque a mandarci commenti e risposte ai problemi che Gianluca solleva qui. Vogliamo aprire un dibattito e lo vogliamo fare senza chiuderci nella confortevolezza delle nostre ‘sette’.   

Scrivete a: info@laquartarepubblica.it


di Gianluca Fantoni (Nottingham Trent University) @gianlucafanton4 

Quando Di Maio ha attaccato la Francia sulla storia del Franco CFA (poi seguito da Salvini) è accaduta una cosa strana. I miei contatti sui social media – tutta gente di sinistra, tutti intellettuali, tutti coerentemente schierati dalla trincea di Facebook, contro il governo in carica – sono diventati all’improvviso muti. Niente post indignati, niente ‘mi vergogno’, niente meme, niente frizzi e lazzi. Qualcuno ha freneticamente setacciato il web alla ricerca di un qualche opinionista, almeno un pochino di sinistra, che avesse scritto qualcosa a favore di questa moneta. Ma c’era poco là fuori. Alla fine, i più hanno optato per un nient’affatto dignitoso silenzio.

Il problema è il cortocircuito mentale che le frasi di Di Maio hanno provocato in molti di noi. Ci siamo ricordati tutto d’un colpo che c’era una volta l’imperialismo, e che la sinistra, per esempio il PCI di Berlinguer, lo contrastava; era uno dei pilastri della sua politica estera. Molti di noi sono abbastanza vecchi da ricordarsi le ultime marce anti-imperialiste che la sinistra italiana variamente intesa mise su, quelle per il Nicaragua sandinista. I miei mi portarono a vedere Daniel Ortega a Roma, parlava in spagnolo e capivo poco, ma tutti applaudivano come se fosse una rock star, e me ne andai contento.

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Lino Banfi e la caciara

 

di Marta Musso (King’s College, University of London) @martamusso  


La nomina di Lino Banfi alla Commissione Italiana per l’Unesco ha provocato ieri un’ondata di risate e di indignazione. Le risate per l’accostamento tra l’Allenatore nel pallone e il più alto organo di protezione del patrimonio culturale mondiale vengono facili – del resto, come ha dichiarato lo stesso Banfi, lo scopo della sua nomina era di portare un sorriso in sede Unesco. Si capisce meno l’ondata di indignazione che ha accompagnato questa nomina, che al di là della nota di costume sconfina nella non-notizia: prima di tutto, pare che il ruolo sia puramente simbolico.

La Repubblica

 

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I capricci di Matteo Salvini

 

Inauguriamo oggi un nuovo spazio di critica.

Un po’ stanchi di ripetere sempre le stesse cose e di vedere il precipizio avvicinarsi, abbiamo deciso di archiviare le parole e dare spazio invece all’immagine.

Prendendo spunto da Los Capricios di Goya @FrancescaNeri.studio ci spinge a guardare all’oggi con gli stessi occhi del grande pittore spagnolo: contro la superstizione e l’irrazionalitá, l’ignoranza e l’intolleranza, il razzismo e l’oscurantismo.

Si dipinge col cervello e non con le mani (Michelangelo Buonarroti)

 

 

Sempre i soliti esterofili …


Ci eravamo lasciati l’anno scorso coi gilets jaunes e inauguriamo il nuovo anno de laquartarepubblica.it con i gilet gialli (versione italiota) sui quali, questa la novità, Luigi Di Maio spera di appiccicarci le sue cinque stelle. Del resto, il colore giallo, sempre quello è.

La ratio dell’appello fatto al movimento di protesta francese che negli ultimi mesi sta agitando il paese, e in alcuni casi con episodi di violenza ingiustificabili, è chiara. Forse, più che un tentativo di creare un fronte comune per le prossime elezioni europee, come è stato interpretato – in questo caso non va dimenticato che andrebbe individuato un referente che al momento non sembra esserci – a noi pare al contrario un tentativo di opporre alle ruspe e ai forconi di Salvini una versione à la française della protesta, più cittadina e gauche e dall’aura nostalgica sessantottina come la si vede nei film, allo scopo di reintegrare quell’immagine populista ‘di sinistra’ ormai persa. Una strategia elettorale tutta interna, insomma.

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