No, De Gregori no, vi prego

 

Recensione semiseria di Titanic. Come Renzi ha affondato la sinistra di Chiara Geloni


Già il fatto che il libro sia pubblicato da PaperFirst by il Fatto quotidiano, con quell’ammiccamento nella scelta del nome al magico mondo della comunicazione anglofona, dunque per natura ‘moderna’, avrebbe dovuto farmi desistere dall’acquisto: del resto, alla Feltrinelli e alle librerie Coop, lo trovi a fianco di Politicamente scorretto, imperdibile ultimo lavoro di Di Battista. Ma tant’è, ho sostenuto l’editoria italiana. Questo mi consola.

Titanic è il sequel di Giorni bugiardi, uscito nel 2013 per Editori Riuniti. E il solo cambio di editore dovrebbe indicarci qualcosa. In entrambi i casi per spiegarci di che si parla dentro ci è voluto un lungo sottotitolo – nel nostro caso Come Renzi ha affondato la sinistra – perché quelli scelti come principali sembravano più i titoli delle nuove fiction con Gabriel Garko e Manuela Arcuri. Il lettore avrebbe potuto confondersi, avranno giustamente pensato; anche se devo ammettere che non riesco bene a individuare in un paese di così pochi lettori come l’Italia quale sia il segmento a cui è diretto.

Tutti lo abbiamo iniziato a leggere dalla fine. Non esattamente un complimento all’autrice.

Le parole chiave ci sono tutte: campo progressista, sinistra plurale, forza alternativa, convergenze. Ci sono anche tutte quelle figures of speech – lo dico in inglese che ‘fa più moderno’ – che hanno reso ahimè famoso l’autore della postfazione, Pier Luigi Bersani: da mettere le briglie al cavallo a predicare cieli azzurri, da disperdere l’esercito a la mucca nel corridoio. Insomma, un florilegio di luoghi comuni del parlar progressista che forse servono a nascondere una assenza di argomenti o la capacità di farne sintesi. Sempre alla fine scopriamo con sollievo che il titolo non è stato ispirato dal film – perché poi ci toccava anche indagare chi mai fosse per la Geloni il Leonardo Di Caprio della sinistra italiana – ma, per evidenti ragioni anagrafiche, dall’album di Francesco De Gregori. Ogni capitolo è introdotto da una strofa di De Gregori, che a rileggerle oggi, luglio 2019, soprattutto quelle tratte da I muscoli del capitano, hanno un sapore diverso. Ed è forse questa l’unica cosa da ricordare di queste 227 pagine.

Ora, il libro lo potete leggere saltando praticamente tutti i capitoli e soffermarvi sui titoletti delle sezioni: segnaliamo per originalità ‘Meglio succhiare un osso che un bastone’ – questa sezione, lo ammetto la ho letta per capire a cosa si riferisse – e segnaliamo anche qua e là qualche errore concettuale – Jeremy Corbyn, leader del Labour Party non è stato eletto attraverso le primarie (p. 77).

È infarcito di inutili dettagli tipo di che colore era il vestito Anna Ascani quando ha proprio detto quella cosa, di aggettivi gratuiti come ‘lo sguardo torvo e pieno di disprezzo […] dei due Matteo, Renzi e Orfini’; insomma tutto spazio occupato che non da spessore alla cronaca documentaria, sempre se questo era l’obiettivo, ma che trasforma la narrazione in un polpettone di ricordi e giudizi personali, chiaramente non funzionali alla ricostruzione della fase storica, per giungere infine all’apice dell’ultima sezione: L’appuntamento mancato del PD con la sua storia, p. 212.

House of cards all’emiliana? The West Wing di via Stalingrado? Suburra rossa? Ne avevamo proprio bisogno di un digest delle citazioni di Matteo e Pier Luigi sull’Huffington Post e su Repubblica?

Infatti, la vera domanda è perché questo libro, e perché proprio ora. Dopo averle lette tutte le sue 227 ‘senza fake news’, come precisa la quarta di copertina, si rimane con lo stesso dubbio che si aveva all’inizio, anzi alla fine poiché è da li che abbiamo iniziato: che la scissione di Articolo Uno – il vero soggetto dell’opera – può essere commentata soltanto con un’espressione liberatoria fantozziana e che uno come Bersani, con la sua decennale esperienza politica (e comunista) alle spalle lo avrebbe dovuto sapere che nei partiti ci si rimane dentro, si lotta e si cerca di cambiarli, soprattutto quando si perde; e che oggi sarebbe forse più facile avvicinarsi e sostenere Zingaretti – il vero obiettivo del libro – da dentro il partito.

Non ci resta dunque che attendere la terza puntata.