Aboliremo l’Inps come con Equitalia!


Il povero storico che fra qualche decennio dovrà ricostruire la parabola del governo Conte, a un certo punto avrà a che fare con il caso Candy Candy Forza Napoli. Sebbene in un paio di giorni anche noi che la stiamo vivendo la avremo già dimenticata, sarà tutto sommato abbastanza facile ricostruire in futuro la vicenda: la stampa la ha ampiamente commentata e con un po’ di scavo nell’archivio-web si potranno anche ritrovare gli sfottò che stanno riempendo i thread dei nostri Twitter e Facebook.

La cosa sembra in un qualche modo già superata: il presidente di INPS si è scusato per i toni inadatti con cui l’operatore ha risposto non solo all’utente di Napoli ma anche ai tanti altri che o delusi o arrabbiati o alla semplice ricerca di informazioni circa il reddito di cittadinanza nei giorni scorsi, cioè da quando INPS ha iniziato a fornire gli esiti delle richieste, hanno preso d’assalto i suoi social-media. A leggere i post – perché ammettiamolo, ieri lo abbiamo fatto tutti un click su @INPS.PerLaFamiglia – lo spaccato che esce è estremamente preoccupante: fra analfabetismo funzionale e pura non conoscenza dei basilari meccanismi di funzionamento della macchina burocratica, nonché qualche evidente esempio di truffa, l’Italia del ‘reddito di cittadinanza’ è un interessante caso di studio sociologico.

L’opinione pubblica – o dovremmo dire l’opinione della rete? che è cosa un pochetto diversa, ma questo è un altro discorso– è chiaro che di conseguenza si sia divisa tra chi non è riuscito a trattenere le risate e coloro che hanno espresso solidarietà nei confronti di chi non arrivando a fine mese ha riposto molte speranze in quelle centinaia di euro mensili. Ci basterà andare a riguardare i nostri thread: ognuno di noi ha amici virtuali appartenenti a una o all’atra categoria. I nostri si dividevano fra il gruppo che usava l’episodio per accusare nuovamente la sinistra radical-chic di non rappresentare più il popolo e chi si richiamava all’operosità delle genti del nord. Tutto già visto e già inutilmente commentato. Unica novità da segnalare – e questo forse è uno sviluppo positivo – non pare che qui sia colpa di Renzi o del neoliberalismo o dell’Europa. Almeno non direttamente.

Non c’è purtroppo nulla da ridere però.

Se messo in comparazione ai dati delle richieste di pensionamento che sfruttano ‘quota 100’ – in maggioranza maschi della generazione baby-boom residenti al nord e impiegati nella pubblica amministrazione – il caso di Candy evidenzia ancora una volta che chi rimane escluso dalle politiche di redistribuzione di questo governo sono principalmente donne e principalmente donne del sud. Non sono dati statistici e non vogliamo qui presentarli come tali. Quelli arriveranno. Ma Candy è con tutta probabilità una donna del sud che tifa Napoli, fan del cartone animato fra i 40 e 50 anni. E questo dato vale anche per l’operatrice che oberata di lavoro e sotto stress ha risposto in quel modo:  se ha un contratto a tempo indeterminato, oppure se si tratta di una giovane, visto le competenze, con contratto a tempo non lo sappiamo. Di certo non sta per andare in pensione, comunque.

La nostra operatrice, che sia essa l’eroe o la vittima di questa storia, nelle sue risposte ha ripetuto più volte che l’INPS ha la semplice funzione di applicare le leggi. Per il contenuto di tale legge ci si dovrebbe rivolgere a chi la ha pensata, scritta e votata.

È forse questo il dato su cui varrebbe la pena riflettere. I responsabili politici della legge stessa sembrano esclusi in questa dinamica, percepiti come estranei all’applicazione del provvedimento le cui ‘ingiustizie’ (secondo gli utenti) andrebbero imputate alla sola INPS. Una sorta di nuova casta? Nulla di strano, certo. Non è la prima volta che accade. Ma mentre Candy cerca di capire come ottenere il PIN che le permetterà di sapere a quanto ammonta il suo reddito di cittadinanza, il ministro degli Interni propone una legge che darà ai prefetti pieni poteri per la gestione dell’ordine pubblico nelle zone degradate dei territori di competenza. In linguaggio comune: non saranno più sindaco e giunta eletti a decidere, ma prefetti nominati dal ministero degli Interni, in casi eccezionali, certo. E cosa potranno mai fare i prefetti? Costruire scuole? Rappezzare le strade? Finanziare l’assistenza agli anziani?

Le sperequazioni sociali a cui il reddito di cittadinanza dovrebbe dare una risposta devono essere interpretate al netto di quelle che andrà a creare l’intervento sulla legge Fornero. I due argomenti sono stati il motore delle rispettive vittorie di M5S e Lega e l’assenza di una politica sociale coordinata di questo strano governo dovrebbe essere una delle piattaforme da cui l’opposizione dovrebbe ripartire. Fare politica è la capacità di proporre e fare scelte, non soltanto aggregare interessi e utenti delegando ad agenzie e prefetti le responsabilità. Altrimenti rischiamo di vedere nascere a breve un altro movimento che, come in passato Lega e M5S hanno chiesto e ottenuto l’abolizione di Equitalia, chiederà l’abolizione dell’INPS.

E non cambierà nulla.