Lino Banfi e la caciara

 

di Marta Musso (King’s College, University of London) @martamusso  


La nomina di Lino Banfi alla Commissione Italiana per l’Unesco ha provocato ieri un’ondata di risate e di indignazione. Le risate per l’accostamento tra l’Allenatore nel pallone e il più alto organo di protezione del patrimonio culturale mondiale vengono facili – del resto, come ha dichiarato lo stesso Banfi, lo scopo della sua nomina era di portare un sorriso in sede Unesco. Si capisce meno l’ondata di indignazione che ha accompagnato questa nomina, che al di là della nota di costume sconfina nella non-notizia: prima di tutto, pare che il ruolo sia puramente simbolico.

La Repubblica

 

La Commissione Nazionale per l’UNESCO è formata da un consiglio direttivo, presieduto dall’economista, banchiere, e dirigente Franco Bernabé (un po’ un ‘Mazzanti vien dal Mare’ per stare nell’universo della commedia all’italiana), e composta da un gruppo di diplomatici, ambasciatori, funzionari ministeriali; e da un’assemblea di una quarantina di persone di nomina ministeriale, che provengono dal mondo della cultura, dell’informazione, della politica, dell’università. Lino Banfi è stato nominato in quota Ministero dello Sviluppo Economico per sostituire il documentarista Folco Quilici, mancato nel Febbraio 2018 all’età di 87 anni. A sentire Pupi Avati, questa assemblea è fondamentalmente inattiva – un’onorificenza come un’altra insomma, una nomina vuota di compiti e di responsabilità come ce ne sono a migliaia.

In secondo luogo, e questo è un punto più importante, la frase incriminata: ‘Basta con questi plurilaureati’, usata da diversi giornali come titolo, non è mai stata pronunciata, né da Banfi né da Di Maio. Banfi ha solo detto di essere stato sorpreso per la nomina, e che mentre di solito queste commissioni sono composte da plurilaureati che conoscono bene geografia e inglese, lui spera di portare un sorriso (missione compiuta, verrebbe da dire). Certo, dal ministro dello sviluppo economico ci si poteva aspettare una nomina di profilo culturalmente ‘più alto’, ma se è vero che Banfi dovrà occuparsi della comunicazione dei progetti dell’Unesco in Italia, uno degli attori più famosi e popolari del paese non è una scelta peregrina – specie visto che persone di profilo e competenze più alte potrebbero anche essere considerate sprecate, in un’assemblea così poco potente e attiva.

Viene il sospetto, invece, che Di Maio abbia preso la palla al balzo per giocare l’ennesima carta effetto-simpatia del popolo che sceglie uno dei suoi eroi contro le élite spocchiose, cercando l’esito (subito ottenuto e anzi condito da esagerazioni) di far urlare i detrattori del governo allo scandalo, virando la comunicazione su Lino Banfi all’Unesco invece che sul reddito di cittadinanza zoppo, le politiche per il lavoro pressoché assenti, il decreto sicurezza, la crisi istituzionale con la Francia, le alleanze con l’estrema destra in Europa (per non parlare dell’alleato di governo in Italia) e chi più ne ha più ne metta. Perché, alla fine, dire che Lino Banfi all’Unesco è la morte della meritocrazia in Italia è molto più divertente ed esteticamente piacevole (nonché un facilissimo clickbaiting) che non affrontare temi veri. Così il governo detta l’agenda e sia opposizione che i famosi ‘giornaloni’ vanno a rimorchio invece di scandire loro una contro-agenda. Per esempio, per restare in tema Unesco, perché non parlare della totale assenza di una strategia digitale per il patrimonio archivistico e bibliografico italiano? E per restare in tema Lino Banfi, perché non commentare che Di Maio ha motivato la sua scelta come il primo atto di un progetto per fare dei ‘nonni’ un patrimonio nazionale dell’Unesco, visto che (effettivamente) si sono accollati gran parte delle conseguenze dell’assenza di politiche per la famiglia sensate? Non che questo governo abbia investito in scuole materne e asili, ma mostra di apprezzare nonno Libero – a quanto pare questo livello di discorso basta sia ai sostenitori del governo, che ai suoi detrattori.