2018, Marcia su Predappio: facciamo il punto

 

di Mirco Carrattieri (Istoreco – Museo di Montefiorino)@carrattieri 


Come ogni 28 ottobre da molti anni a questa parte Predappio, la cittadina romagnola che ha dato i natali a Mussolini, ha visto confluire migliaia di neofascisti per una manifestazione rievocativa della marcia su Roma del 1922. Fenomeni analoghi si svolgono anche in occasione dell’anniversario della nascita di Mussolini (29 luglio) e in quello della sua morte (28 aprile). Quest’anno alle consuete polemiche si sono aggiunti nuovi argomenti, derivanti da contingenze specifiche ma anche da alcune questioni generali che stanno animando il dibattito pubblico italiano negli ultimi mesi.

Giap

Tra le prime si segnala il fatto che l’Anpi nazionale ha preso d’anticipo l’iniziativa, chiedendo alcune settimane prima di impedirne lo svolgimento sulla base delle leggi vigenti. La proposta è stata sostenuta in parlamento da una interrogazione di alcuni deputati Pd al Ministro dell’Interno. Salvini ha risposto con un diniego (e solo a mezzo stampa). Il sindaco di Predappio Frassineti (Pd) ha dichiarato la propria impotenza sul tema rinviando alle autorità competenti; e ha criticato la posizione dell’Anpi, rifiutando per il suo paese lo status di ‘Chernobyl della storia’. Il Comitato provinciale per la sicurezza ha dato comunque il via libera, predisponendo un nutrito servizio d’ordine.

La mattina del 28, quindi, come da programma, circa 2.000 nostalgici si sono dati appuntamento in piazza, per poi sfilare verso il cimitero di San Cassiano, dove, dopo una lunga coda, hanno venerato la tomba di Mussolini con la preghiera del duce. Solito rituale fatto di divise, saluti romani e slogan del ventennio, con punte polemiche contro centri sociali e immigrati. Pure uno striscione, ‘Arrestateci tutti’, in riferimento alla richiesta di annullare la parata. Grande cerimoniere Domenico Morosini, responsabile del Museo dei Ricordi a Villa Carpena, che al termine ha annunciato la presenza di ‘3-5mila persone, da tutta Italia’ e lodato la sfilata ‘pacifica e ordinata’. Edda Negri Mussolini presente anche lei al cimitero, ha parlato di ‘un popolo di persone normali’.

L’Anpi, visto il rifiuto ad annullare l’evento, ha organizzato una contromanifestazione. Nel pomeriggio quindi circa 300 antifascisti si sono ritrovati al teatro locale, dove hanno assistito allo spettacolo Cantiamogliele, basato su canti popolari e partigiani; hanno poi sfilato fino al circolo Arci per concludere la serata con la ‘tagliatella antifascista’.

I media hanno riservato come al solito grande attenzione alla giornata. In particolare, ha fatto scalpore una addetta al servizio d’ordine, Selene Ticchi D’Urso, 48 anni, già candidata sindaco di Budrio per la lista neofascista Aurora italiana, che ha pensato bene di esibire una maglietta con una scritta ‘Auschwitzland’ in stile disneyano, come se il campo di sterminio fosse stato un parco di divertimenti. Intervistata dalla stampa ha ascritto la cosa a ‘humour nero’.

Tale non è sembrato però al senatore di Leu Francesco Laforgia, che ha presentato un’altra interrogazione al Ministro dell’Interno; nel frattempo il sottosegretario alla Giustizia leghista Jacopo Morrone ha criticato aspramente l’episodio. L’Aned e in seguito anche l’Anpi hanno denunciato la Ticchi in procura per apologia di fascismo; il sindaco di Budrio, Maurizio Mazzanti, ha portato la questione in consiglio comunale; e sono state raccolte online oltre 10.000 firme per chiedere alla Disney di intervenire a tutela del marchio. Forza Nuova ha così sospeso la militante ‘con effetto immediato’ e ‘a tempo indeterminato’ (ma non l’ha espulsa, come pure si legge su alcuni siti).

Lo stesso sindaco Frassineti ha definito la maglietta ‘incommentabile’ e ‘da trattamento sanitario obbligatorio’. Ma poi se l’è presa con Nicola Fratoianni di Leu, che ha chiesto al Governo di rimuovere il prefetto e il questore di Forlì-Cesena; e con il sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, che ha rilanciato la proposta di richiedere a chi vuole occupare spazi pubblici di firmare una lettera nella quale si ripudiano il nazismo e il fascismo.

È abbastanza significativo che a 80 anni dalle leggi razziali fasciste ci sia ancora chi possa sostenere, pubblicamente e senza remore, posizioni come quelle della Ticchi. Ma tanto più il caso è rilevante considerato che il nuovo governo del paese ha finora tenuto sulla memoria un basso profilo; mentre i suoi provvedimenti in materia di immigrazione hanno fatto evocare da più parti lo spettro delle leggi fasciste. E del resto i manifestanti di Predappio, per lo più militanti di Forza Nuova e Casa Pound, hanno espresso esplicite parole di apprezzamento per Salvini. Il 1° novembre al cimitero Maggiore di Milano si è poi svolta una celebrazione commemorativa in onore de caduti della Rsi con la regia dell’associazione Memento, legata a Lealtà Azione, che alle elezioni ha sostenuto la Lega.

Resta l’impressione di un Paese in cui ‘il passato non riesce a passare’, cioè a essere elaborato e metabolizzato adeguatamente. Periodicamente ad esempio si ripropone all’opinione pubblica la questione della penalizzazione delle manifestazioni di neofascismo. Dopo la legge Scelba contro l’apologia di fascismo (1952) e la legge Mancino contro la discriminazione, l’odio e la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (1993), la proposta di legge Fiano contro la propaganda fascista (2017) si è arenata con la fine della scorsa legislatura. Ora il deputato Luca Pastorino (Leu) ha in programma di presentare un nuovo pacchetto che prevede tre proposte di legge, elaborate da Andrea Maestri, ex deputato e attuale componente della segreteria di Possibile, e Carlo Boldrini, presidente della Consulta provinciale antifascista di Ravenna. Così pure vari enti locali hanno approvato ordinanze per limitare la proliferazione di gadget filofascisti.

Ma come molti osservatori hanno fatto notare la soluzione repressiva, pur necessaria, non è sufficiente ed efficace in assenza di un lavoro sull’opinione pubblica. La senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, ha proposto ad esempio l’istituzione di un’apposita commissione bicamerale per arginare e contrastare il fenomeno. E numerose sono le iniziative di informazione, come ad esempio l’Osservatorio sulle nuove destre di Varese, promosso e diretto da Saverio Ferrari.

Anche l’industria culturale sembra aver ripreso attenzione per questo tema. In testa alle classifiche di vendita c’è il romanzo M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati, incentrato su Mussolini; e Michela Murgia nel suo Istruzioni per diventare fascisti pubblicato da Einaudi ha proposto provocatoriamente un ‘fascistometro’ per misurare la propria e altrui propensione alla dittatura. E ricorrenti sono le polemiche sulla sorte da destinare alle architetture fasciste, tra ansie iconoclaste, irrigidimenti conservativi e tentativi di riconnotazione (esemplare quanto fatto a Forlì col progetto Atrium e a Bolzano sul monumento alla Vittoria e il fregio di Palazzo delle Finanze).

A questa linea sembra fare appello anche il sindaco Frassineti, che ha lanciato dal 2014 l’idea di realizzare a Predappio, nella ex casa del fascio e della ospitalità, un centro di studi sul fascismo, dotato di un’esposizione permanente. La proposta è stata elaborata da Marcello Flores e poi sviluppata dall’Istituto Parri di Bologna con la consulenza di un comitato scientifico internazionale; un primo progetto generale è stato presentato ufficialmente nel 2017 e al momento sono in programma i lavori di ristrutturazione dell’edificio.

Il tema ha attirato l’attenzione della stampa internazionale, mentre in Italia è rimasto per lo più confinato al mondo degli storici, tra i quali si è sviluppato un aspro dibattito sulla opportunità di musealizzare il fascismo, di realizzare un unico centro nazionale, di farlo proprio a Predappio (per vari materiali sul tema si veda https://e-review.it/osservatorio-predappio). Da un lato c’è la volontà di accettare la sfida di una nuova narrazione del regime che, secondo i dettami della public history, possa raggiungere un ampio pubblico e incidere sul senso comune, allontanando gli spettri del neofascismo ma anche il mito auto-consolatorio dell’italiano ‘brava gente’; dall’altro il timore che l’operazione sconti rischi di provincialismo e banalizzazione, e che le buone intenzioni possano essere neutralizzate o addirittura ribaltate se l’iniziativa avrà luogo a Predappio e senza un adeguata preparazione culturale nel paese.

I fatti di Predappio e più in generale il tenore del dibattito dimostrano che l’esigenza di affrontare questo nodo c’è; e piuttosto che eluderla o procrastinarla appare quanto mai necessario farsene carico come una priorità. L’auspicio è che i prossimi centenari (da quello della fondazione dei fasci di combattimento nel 2019 fino a quello della marcia su Roma nel 2022) più che date celebrative per neofascisti vecchi e nuovi diventino occasioni di approfondimento e confronto, in modo tale che gli avanzamenti della storiografia sul fascismo italiano, tutt’altro che irrilevanti nell’ultimo decennio, possano trovare finalmente spazio e peso nell’opinione pubica; e magari rafforzare gli anticorpi contro le scorciatoie autoritarie e le tentazioni populiste che emergono sempre più spesso nella fragile democrazia italiana.