Bolzano non è più un territorio ‘proibito’: la Lega di Salvini fra nazionalismo e regionalismo. Una storia già vista


di George Newth (University of Bath) @georgenewth 

Il recente successo elettorale della ‘nuova’ Lega in Alto-Adige – e in particolare a Bolzano – non solo mette in luce la mutevole identità e natura del partito di Salvini, ma anche il potenziale declino del regionalismo. La Lega nazionalista è stata infatti in grado di infastidire un attore politico etno-regionalista come il SVP. Il regionalismo dunque rischia di diventare una forza spenta in una delle zone di confine d’Italia? I recenti risultati lo lasciano presupporre.

Durante i giorni di Umberto Bossi, quelli della ‘Lega Nord per l’indipendenza della Padania’, il progetto politico era quello di forgiare una ‘nazione’ padana omogenea; un’ambizione che si trovò ad affrontare numerose difficoltà vista la realtà alquanto eterogenea del Nord Italia. In questo quadro, il Trentino-Alto Adige rappresentava il problema più spinoso per una presunta identità nord-italiana. Una regione confinante con l’Austria, con una forte cultura germanica, dove la lingua tedesca è ampiamente parlata e dove una porzione non insignificante di cittadini si riconosce più come ‘tedesca’ che come ‘italiana’. Per non parlare, poi, dell’idea astratta di ‘Padanismo’, di certo non un terreno agevole nel progetto di costruzione nazionale in un territorio di confine.

Storia diversa, invece, oggi. Liberandosi dell’armamentario padano (le sciarpe verdi, la Stella delle Alpi e il rituale folcloristico di raccogliere l’acqua ‘sacra’ del Po), la Lega in versione nazionalista al grido di ‘Prima gli italiani’ è riuscita a raggiungere a Bolzano, nelle stesse parole di Salvini, un risultato ‘incredibile’. Precedentemente infatti, raccoglieva intorno all’8,7%, all’ultima tornata amministrativa ha invece raccolto un 27,8% rispetto al 22% del Südtiroler Volkspartei (SVP). Le speculazioni circa i motivi di questo aumento di consenso vanno da una possibile reazione all’offerta di Sebastian Kurz del FPÖ di rilasciare la cittadinanza austriaca agli italiani del Trentino-Alto Adige, all’ormai consueto sentimento ‘anti-immigrazione’. L’effetto ‘Salvini’, infine, potrebbe aver giocato un ruolo chiave in quanto il leader della Lega si è impegnato personalmente nel fare campagna elettorale in città. Inoltre, Bolzano detiene il minor numero di ladini e tedeschi di tutto il Trentino Alto-Adige. Quindi, il messaggio nazionalista di Salvini avrebbe potuto trovato qui un terreno più fertile tra gli italiani, al contrario di altre aree del Trentino Alto-Adige. L’SVP, tuttavia non va dimenticato, rimane ancora il più grande partito nell’intera regione con il 41,9% dei voti.

Da qui la prospettiva di una coalizione tra Lega e SVP in Alto-Adige. Non sarebbe la prima volta che l’SVP si allea con un partito radicato nell’autonomia longobarda. Entrambe le parti sperano però in un’esperienza decisamente più felice di quella avvenuta quasi 50 anni prima.

Come tutti ricordano, prima della Lega nazionalista di Salvini, vi fu la Lega Nord di Umberto Bossi. Ma, come forse pochi ricordano, il precursore del movimento regionalista-separatista di Bossi era stata un’organizzazione fondata nel 1968 da Ugo Gavazzeni, la Unione Autonomi d’Italia, nota come UAI-Padania Libera. Lontano dal movimento nazionalista che Salvini sta ora forgiando, l’UAI era fortemente centrico-lombarda e regionalista, formata dai sopravvissuti di un precedente Movimento Autonomista Bergamasco (il MAB), a sua volta un movimento che aveva riscosso un limitato successo a Bergamo nel 1956, avendo eletto Guido Calderoli (nonno del senatore Roberto e compagno di partito di Bossi e Salvini) e Ugo Gavazzeni nei consigli comunali e provinciali. Nel 1968 l’UAI si alleò in Lombardia con l’SVP in uno sfortunato patto elettorale chiamato ‘La Stella Alpina’ opponendosi al Comitato Tricolore per la difesa dei Confini d’Italia.

La Lega di Salvini può forse ora riuscire a governare in coalizione con lo stesso partito che in passato aveva smorzato le sue ambizioni in Lombardia e, ironia della sorte, i sentimenti nazionalisti di chi in passato combatteva gli antenati di Salvini sono oggi diventati il centro del programma della Lega di Salvini. La ‘difesa delle frontiere italiane’ infatti rappresenta il giro di vite nel passaggio della Lega regionalista a quella nazionalista, imprimendo anche una svolta in una regione con forti lealtà etno-regionaliste.

Quindi, i risultati di Bolzano sono un’ulteriore prova del fatto che il nazionalismo della Lega è altrettanto influente nella Terza Repubblica d’Italia, come lo era col suo messaggio regionalista e federalista nella Seconda Repubblica?

Il risultato a Bolzano è sicuramente un riflesso del successo della strategia di Salvini del ‘prima gli Italiani’ rispetto al precedente progetto di creare la nazione Padana. La capacità di attrarre elettori in zone considerate inavvicinabili come il Trentino e l’Alto-Adige ha creato dunque un’affinità tra questi e i più tradizionali elettori lombardi della Lega.

Qualsiasi analisi del successo ottenuto dalla nuova strategia di Salvini deve tuttavia tenere a mente che l’approdo alla Lega nazionalista è la logica conclusione del precedente sub-nazionalismo padano il quale, tuttavia, non era riuscito a penetrare nella subcultura politica etno-regionalista dell’Alto-Adige. Il sub-nazionalismo padano è stato un concetto realmente insidioso il quale, grazie alla presenza della Lega Nord già dagli anni ‘80, si è fatto strada nel discorso politico e culturale italiano, in particolare per quanto riguarda l’identità nazionale e l’anti-immigrazione. La costruzione di confini (immaginari) e di una narrativa razzista all’interno del progetto padano aveva già portato a un’intensificazione della retorica della destra radicale nativista giocando così un ruolo chiave nella trasformazione della Lega da un partito regionalista populista a un partito populista radicale di destra.

L’abbandono da parte di Salvini della Padania e della campagna per l’autonomia del nord Italia hanno condotto a conquiste elettorali come appunto Bolzano. Tuttavia, è importante ricordare la complessa interazione tra regionalismo e nazionalismo nel forgiare questa nuova identità della Lega di Salvini, un’identità che ora attrae gli elettori di zone precedentemente escluse come il Trentino-Alto Adige. È stata la storia congiunta della UAI-Stella Alpina e quella più recente della Lega Nord e del sub-nazionalismo padano tuttavia che hanno gettato le basi della Lega di oggi. Il progetto di Salvini deve molto a questi precedenti movimenti. Sembra, nondimeno, che stia perfezionando la formula che ha ereditato, rendendo il nazionalismo veramente nazionale ed estendendo la portata politica del leghismo a un punto che i suoi predecessori non avrebbero mai sognato.

(traduzione di Marzia Maccaferri)