Il sovranismo ipersemplificato del blob giallo-verde


Il metodo più efficace per raccapezzarsi nel magma in sobbollizione della politica italiana, soprattutto in una fase di transizione come quella che stiamo vivendo, è quello di decostruire l’insieme, separare le varie e differenti questioni e affrontare l’analisi di ogni problema singolarmente. Finora abbiamo tentato di dare senso a quello che sta avvenendo in questo modo: guardando alle posizioni delle due forze di governo e confrontandole, cercando di individuare chi fosse il più aggressivo o chi rappresentasse la continuità col sistema precedente. Da ultimo ci chiedevamo cosa pensasse il presidente del Consiglio visto che è evidente a tutti quanto il ‘professore in aspettativa’ non conti una ‘beata fava’.

Risultato: abbiamo sempre avuto l’impressione di essere un passo indietro, in affanno nel capire il quadro complessivo, incapaci di afferrare completamente la portata dell’involuzione.

Questa volta dunque abbiamo deciso di affrontare il blob giallo-verde tutto insieme e di farci completamente assorbire dalla melma. Tutta. La fotografia che ne è uscita non è rassicurante.

Da un lato le minacce travestite da conversazione privata di Casalino, cioè una parte dello stato che accusa i funzionari di quello stesso stato (in pratica i suoi dipendenti) di ‘remare contro’. Espressione questa, vale la pena di ricordare, ampiamente usata in passato da altri governi; dunque proprio di cambiamento, almeno nell’uso delle giustificazioni, non si tratta. E ci siamo chiesti: ma poi perché mai distribuire una registrazione di una conversazione e poi appellarsi alla privacy?

Dall’altro, l’intervista di Luigi Di Maio al Fatto Quotidiano, un esplicito esempio di piattezze populisteggianti presentate nella più banale cornice della presunta lotta fra buoni e cattivi, ricchi e poveri, ultimi e privilegiati senza precisare i termini di chi siano i ricchi e i privilegiati e a quale categoria lui appartenga visto il suo ruolo. Più il riassunto di una soap sudamericana insomma, che l’esposizione di una proposta politica da parte di un vice-presidente del Consiglio. Per non parlare dell’intervista di Conte su Padre Pio registrata nel suo ufficio, forse uno dei momenti più bassi della storia repubblicana, paragonabile soltanto alla cartomante del governo Tambroni, da questi costantemente interpellata, anche quando nel luglio 1960 nelle piazze morivano i manifestanti.

E potremmo continuare con la proposta di riforma sull’affido dei figli in caso di divorzio correlata dalle dichiarazioni del senatore Pillon sul matrimonio, oppure con la nascita di una nuova alleanza fra i gruppi pro-life e pro-family in Senato che all’insegna della regressione dei diritti civili ha visto ricomparire per qualche istante sulla scena politica elementi dimenticati come Paola Binetti, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Pure il buon vecchio Silvio Berlusconi ha battuto un colpo in queste ultime settimane resuscitando il suo cavallo di battaglia della sconfitta del comunismo, ma poi restando ben avvinghiato al suo alleato Salvini dando il via libera alla presidenza della Rai. Gli affari prima di tutto.

Insomma, in blob giallo-verde preso tutto insieme sembra un ‘semplice’ percorso verso una piattaforma conservatrice. Forse quasi confortante nel caos mondiale. Pure le affermazioni del ministro per gli Affari europei Savona sulla necessità di essere pronti a qualsiasi evenienza (ma quale evenienza poi?) potrebbero essere derubricate a scialbo proclama di un ministro senza portafogli in cerca di visibilità.

E infine, nel blob giallo-verde è arrivato lunedì il cosiddetto decreto sicurezza, che apre delle crepe vergognose e forse irreparabili nella prassi democratica di questo paese. Basti ricordare l’affermazione del Ministro sulla ‘tolleranza zero’ per i campi rom. Naturalmente il target sono gli immigrati, ma questa non è una notizia: sono mesi che gli immigrati sembrano essere la soluzione a tutto.

Ma qui ci chiediamo: perché mai questa urgenza di legiferare per decreto? Il ‘popolo’ ha eletto i suoi rappresentanti che ora sono saldamente alla guida del paese grazie a una maggioranza vincolata niente po’ po’ di meno che da un contratto, come nelle più efficaci transizioni commerciali (!). Dunque, un normale iter parlamentare non avrebbe incontrato difficoltà. E poi, non è lo stesso ministro degli Interni che ci ricorda ogni giorno quanto i numeri siano diminuiti e che ora sono Spagna e Grecia a detenere il primato per numero di sbarchi? Come fossimo in una sorta di nuova versione di giochi senza frontiere in versione sovranista?

A pensare male viene quasi da domandarsi se con questo decreto si voglia far passare l’idea che si possa governare un paese senza parlamento. E farlo erodendo lo stato di diritto con una perseveranza quotidiana che si confonde fra i piccoli episodi più o meno gravi che ogni giorno accadono, nascosti nel blob giallo-verde del ‘ghe pensi mi!’, senza perdere tempo, tutto in fretta, senza mai dormire perché il mondo corre, come appunto Matteo Salvini su Twitter. Senza il parlamento spendaccione.

Quale sarà la prossima urgenza? Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo blob giallo-verde?

Alessandro Di Battista, sempre in viaggio ma comunque pare anche sempre in grado di trovare una buona connessione internet e farci avere le sue imprescindibili riflessioni, ci ha illuminato domenica affermando che la violenza vera a cui sono sottoposti gli italiani ogni giorno non è di certo l’uso di colorite espressioni da parte di Rocco Casalino nei confronti di un ministro e dei suoi funzionari, ma piuttosto il sistematico tradimento della volontà popolare. Oggi, a commento di un arresto per presunta violenza sessuale il ministro degli Interni ha auspicato l’introduzione della castrazione chimica. Nel blob giallo-verde che ci aspetta nei prossimi mesi la parola violenza ha una nuova cittadinanza? tornerà a essere una opzione praticabile? si tratterà di ‘violenza’ della volontà popolare e dunque giustificabile?