La democrazia della connessione della Casaleggio associati


Ce lo stavamo proprio chiedendo qualche giorno fa dove fosse finito e cosa stesse facendo. Passata l’estate a commentare ogni peto sovranisteggiante del ministro degli Interni fatto dalla battigia o a Pontida, e a sogghignare sulla ridicola rincorsa che gli altri, i superstiti del M5S, hanno tentato – le performance di Di Maio e Di Battista alla Festa del Fatto potrebbero indicare che ormai hanno il fiato corto – c’eravamo insomma dimenticati di lui e, soprattutto, della sua nota s.r.l.

Lunedì, però, Davide Casaleggio ha riaperto la stagione politica dopo la pausa estiva e, per chi vuole capire, ci ha ricordato veramente dove si gioca la partita. In un post sull’organo ufficiale del M5S, il blogdellestelle, il nostro ha proferito il suo verbo illuminandoci sul futuro della democrazia. Tutte, non solo quella italiana. Ma non aveva detto che lui era un semplice imprenditore? che non si occupava di politica? Tant’è.

La macchina della propaganda gialloverde si muove attraverso messaggi banali e ipersemplificati all’interno della triangolazione canonica – individuare un nemico, suscitare rabbia e paura, rinforzare il sentimento – utilizzando principalmente il nuovo strumento tecnologico ma potenziando il messaggio nel più tradizionale dei modi: attraverso una stampa compiacente quando disponibile, altrimenti ricattandola. Da ultimo ne fa una ricostruzione Emiliano Fittipaldi su L’Espresso. Ora, comprendere i motivi del successo di questa tattica è facile. Ma la strategia quale è?

Beh, se l’obiettivo finale è davvero quello che candidamente Casaleggio ha scritto sul blog, allora cominciamo a preoccuparci. Noi per la verità ci preoccupiamo già da un bel pezzo.

Tralasciamo il fatto che per giungere alle sue conclusioni Casaleggio usi soltanto esempi presi dal mondo dell’imprenditoria esponendo così, senza ritegno alcuno, quell’immenso conflitto di interessi che sta alla base di tutto il progetto politico, dove appunto non esiste il confine fra la sua nota s.r.l. (società privata che ha legittimamente fini di lucro) e il movimento politico: qui il proprietario funziona, a seconda dei momenti opportuni, anche come opzione politica fregandosene, naturalmente, delle istituzioni democratiche e della costituzione. Lo abbiamo già visto in azione in passato il conflitto di interessi, ma nel M5S si è fatto un salto di qualità notevole: non si tratta solo di proprietà di un partito politico, ma i candidati stessi sono legati da una sorta di rapporto commerciale-privatistico con la nota s.r.l. Quanto questo sia compatibile con il funzionamento democratico ahimè lo stiamo scoprendo in questi giorni.

Sono tuttavia i passaggi successivi della velina di Casaleggio che colpiscono. E mentre il presidente della camera Fico pare oggi il nuovo eroe di una parte di sinistra obnubilata, noi crediamo invece valga la pena spendere qualche parola sul vero progetto politico del M5S (almeno secondo il suo proprietario).

Per farla breve: come accaduto per le principali innovazioni avvenute nel mondo dell’industria che non furono comprese dai contemporanei, anche il ‘prodotto’ che la Casaleggio associati ha posizionato sul mercato, sebbene non compreso completamente ora, è destinato a restare e a fare la propria ‘rivoluzione’. E che cosa mai avrà intenzione di trasformare il visionario Davide Casaleggio? Qual è il nuovo segmento di mercato che intende occupare? E quale è il prodotto commercializzato dalla nota s.r.l.?

Il post continua, seguendo le regole basilari della pubblicità, fornendo l’elenco dettagliato delle straordinarie possibilità offerte dalla piattaforma Rousseau: se oggi ‘i sistemi in grado di connettere un gran numero di persone possiedono proprietà emergenti che producono cambiamenti rivoluzionari’ ci dice Davide senza tuttavia precisare quali diavolo siano queste ‘proprietà’, il futuro, continua sempre Davide, sta dunque nelle ‘possibilità di connessione’. Il futuro è la democrazia della connessione insomma.

Non solo Rousseau servirà a raccogliere il ‘voto’ e le proposte degli iscritti (non più cittadini o elettori, ma pare siamo destinati tutti a diventare utenti) ma con la Rousseau Open Academy e l’opzione e-learning saremo anche tutti ‘educati’ al futuro e a ‘immaginare che la democrazia sia qualcosa di più di un voto su una scheda elettorale, ma un esercizio libero e consapevole dei nuovi diritti individuali e collettivi consentiti dall’uso della Rete’. Non scomodiamo 1984 di George Orwell o la serie Black Mirror. Questa è la versione a basso costo prodotta da Mediaset.

Si badi bene non è soltanto che si voglia superare la democrazia rappresentativa e le sue istituzioni considerate obsolete – quella democrazia che, nelle sagge parole del nostro, non può essere considerata soltanto ‘un voto’ – ma qui il cuore del problema è chi sarà a gestire lo strumento che, sempre secondo il nostro, attuerà questa rivoluzione democratica. E soprattutto chi sarà il proprietario di questo strumento.

Siete tutti pronti dunque a fare una battaglia per la nazionalizzazione di Rousseau?