Desalvinizziamoci tutti


Pare sia diventato normale citare Mussolini. Anzi, pare sia bene farlo nel giorno del suo compleanno. Coincidenza; forse. Non le parole esatte, ci hanno informato i più pignoli come se questa cosa ne diminuisse la gravità. Il senso chiaramente è lo stesso. Citare il Duce in Italia nel pieno di una escalation di atti di violenza razziale non è come riportare le parole di Napoleone o Metternich o Fabio Volo o Silvio Muccino. È repellente. È pericoloso.

Inutile infatti sottolineare quanto eversiva sia questa scelta esplicita del ministro della Repubblica italiana, quella repubblica nata dalla lotta antifascista, giusto per ricordare le cose come stanno. Potremmo chiederci se quei cinquantamila che hanno messo un like e un cuoricino sul tweet disgraziato di Salvini abbiano riconosciuto la fonte. Certo che no. Semplicemente avranno pensato che fosse una frase proprio ‘figa’, da vero capo. Forse più interessante sarebbe sapere quanti di quei cinquantamila sono persone vere che fanno le file alla posta e pagano le tasse, e non account falsi creati per autoalimentare la bolla del consenso salviniano. Ma questo è un altro problema.

In attesa del ‘me ne frego’, che per ora è stato più ecumenicamente sostituito da un ‘vi voglio bene’, e nella speranza che ci si limiterà al solo ‘credere e obbedire’, lasciando il ‘combattere’ fuori dall’immaginario leghista – auguriamocelo davvero – una cosa forse utile che possiamo fare per affrontare la spirale di violenza in cui l’Italia sembra ormai trascinata è ‘desalvinizzarci’ e ricominciare a pensare e agire fuori dal perimetro in cui il ministro ci trascina ogni giorno coi suoi tweet. Qualcuno ha notato per esempio che questa settimana il presidente del Consiglio (quello ufficiale) è in visita negli Stati Uniti per incontrare Trump?

Confrontarsi con il discorso pubblico di Salvini e creare una nuova egemonia culturale da opporre ai rantoli fascistoidi del penta-leghismo dovrebbe essere il compito dell’opposizione. La sinistra sembra ancora allo sbando, incapace di interagire nel nuovo contesto politico. Certo, ha denunciato la degenerazione in atto. Così come fa quotidianamente la stampa democratica e persino Forza Italia, che non è immune dall’aver creato il brodo in cui è cresciuta la cultura politica di Salvini e Di Maio e Di Battista.

Il povero PD, ammettiamolo, ce la sta mettendo tutta. Ma non è più sufficiente. C’è un assoluto bisogno di ‘desalvinizzare’ il dibattito politico, togliere l’attenzione dalla persona e dai suoi banali video dal bagnasciuga della riviera romagnola e ritornare a interrogarsi sulle dinamiche di lungo periodo in atto nel paese e in Europa. E non aspettare le prossime elezioni europee prima di agire, perché a qualcuno era stata promessa una candidatura. E magari rileggere le pagine di Gramsci sull’egemonia fascista aiuterebbe invece di sventolare la copertina del settimanale dei paolini. Che ora il PD è il nuovo partito cristiano? Il suo organo è Famiglia Cristiana?

Non dimentichiamoci che mentre Salvini fa il suo show, gli altri, i suoi alleati al governo parlano esplicitamente della necessità di archiviare le istituzioni rappresentative dichiarando la democrazia superata. Non facciamoci anche scippare la politica opponendovi solamente la morale cristiana come fosse sufficiente sostituto. La democrazia fondata sull’eguaglianza e la solidarietà, ricordiamocelo, è una invenzione laica.