L’avevamo tanto odiato. Perché il radical-chic detesta tanto Vanzina

 

di Marta Musso (King’s College, London) @martamusso 


Mentre viviamo questo interregno gramsciano tra la Terza e la Quarta repubblica,[1] iniziano ad andarsene pezzi di importanti della Seconda. Carlo Vanzina, almeno nel mondo del cinema e del costume, era tra questi. Uno dei registi più prolifici e di successo del cinema italiano tra la fine degli anni ’70 e gli anni 2000, ha a suo modo fatto la storia del cinema italiano inventando, insieme al fratello Enrico e a Neri Parenti, un nuovo genere cinematografico, il Cinepanettone (perfettamente definito da Maccio Capatonda come“il genere di film che il mondo ci invidia” [2]).

I Vanzina avevano, e avranno, molti fan: non solo sono stati consistentemente campioni al botteghino, ma hanno rappresentato a loro modo un fenomeno culturale, che solo di recente, con il grande divorzio della coppia Boldi-De Sica, ha iniziato a scemare. Nell’inguardabile panorama di troppe commedie italiane[3] (i Muccino, tanto per dire), i Vanzina e i Cinepanettoni restano innocui divertimenti demenziali, volgari ed effimeri ma per lo meno consapevoli di quello che rappresentano: divertimento spiccio senza talento, ma verso cui la mole di snobismo e sdegno sembra del tutto disproporzionata. E allora perché Carlo Vanzina era così odiato, particolarmente nei circoli di cineasti e cinefili italiani? Forse perché i suoi film accedevano regolarmente ai fondi per il cinema “di carattere culturale” del MiBAC, che sono a fondo perduto (per dire, se il Ministero si fosse tenuto anche solo l’1% degli incassi delle varie Vacanze…)[4]. Forse perché quel tipo di comicità che alcuni definisco “popolare” e altri “volgare, sessista, omofoba, nichilista,”[5] se non piace, risulta davvero insopportabile (vedi la splendida descrizione di “Natale al cesso” [6]).

Ma forse, soprattutto, è perché Carlo Vanzina era figlio di Steno e iniziò come allievo di Monicelli, due nomi che sì hanno fatto la grande commedia all’italiana, e che hanno regalato capolavori per tutti, anche per le future generazioni. Ma il problema non è che Carlo Vanzina sia stato l’erede non all’altezza, o il distruttore che ha preso la commedia italiana e lo ha ridotto a un tripudio di tette e scorregge.[7] È che mentre Monicelli e Steno (meno bene del primo) riuscivano a descrivere la società italiana che vedevano, nei pregi ma soprattutto nei difetti, e regalavano risate piene di spunti di riflessione e contraddizione, tutto questo era completamente assente in Vanzina. Aldo Grasso, nel commento più citato di questi giorni, ha scritto: “ai fratelli Vanzina va riconosciuto il merito di aver fatto non film nostalgici sul passato, ma film distopici sul futuro.”[8] Vanzina avrebbe quindi fotografato il riflusso, l’involgarimento delle masse, la decadenza della società italiana. Se fosse vero, però, i suoi film sarebbero (considerati) dei capolavori.

Più che Vanzina in sé, è stato il successo di Vanzina a catturare i cambiamenti della società italiana tra gli anni ’80 e i 2000. I suoi personaggi piacevano sempre non perché realisti, ma perché rendevano simpatetiche le proprie bassezze, trasformandosi in modelli da seguire. Non c’era nessuna morale nei film di Vanzina; ma proprio questa assenza di prospettiva, più che di giudizio, ha finito per dare un punto di vista sulla società italiana acritico e indulgente. Adesso sarà il tempo a dire se i suoi film diventeranno classici del cinema popolare come si va dicendo (forse “I Mitici” e il primo “Vacanze di Natale”, che sembrano i soli che ancora vengono passati in TV); ma se si può definire Vanzina un distopico premonitore di gentismo, è soprattutto grazie a “Boris – il film”, la cui visione sarebbe consigliatissima in questi giorni[9]: un regista di fiction televisive prova a fare un film d’autore prendendo spunto dal libro “La casta”, per denunciare la corruzione della società italiana. Alla fine, decide di cambiare tutte le critiche in elementi positivi, e crea il campione d’incassi “Vacanze di Natale con la casta”. A pensarci adesso, sembra una sottile metafora di quello che è successo con l’attuale governo.

 

 


[1] Anche se la numerazione è del tutto arbitraria, ce ne rendiamo conto

[2] Nel fornire la migliore spiegazione di cosa sia un Cinepanettone in “Natale al cesso”: https://www.youtube.com/watch?v=CKeJhrtcKbI

[3] da non confondere assolutamente con la commedia all’italiana

[4] Ma si ignora che anche Moccia e altri vi accedono regolarmente

[5] Qui ovviamente si va nel trombonismo spinto

[6] No davvero, consigliatissimo. https://www.youtube.com/watch?v=CKeJhrtcKbI

[7] Due elementi su cui per altro si é cimentato anche Fellini, per non parlare di Dante.

[8] Su “Il Corriere della Sera”, 8 Luglio 2018. Citazione riportata su http://ilciottasilvestri.blogspot.com/2018/07/carlo-vanzina-il-vichingo-venuto-dal-sud.html

[9] Anche perché che é stato un flop al botteghino