Il nuovo che avanza a Torino. Ma siamo proprio sicuri della direzione?


di Marta Musso (King’s College, London) @martamusso 

Breve storia triste: Torino, un tempo la citta’ della Fiat (marchio che si vocifera andra’ in pensione), sta cercando di riconvertisti come città d’arte, di cultura, e di spettacolo – un po’ per scrollarsi di dosso il grigiore di città industriale, ma soprattutto per colmare la voragine di posti di lavoro lasciati da delocalizzazione e automazione.

Proprio nella zona che fino a pochi anni fa rappresentava il cuore della movida torinese, i Murazzi, e che è stata chiusa nel 2012 tra mille proteste degli esercenti e lavoratori a spasso, nascerà un cocktail bar completamente robotizzato. Qui cioè, i cocktail verranno preparati e serviti da robot, gli ordini saranno fatti via smartphone, e l’unico essere umano che lavorerà in tal paradiso dell’automazione sarà il ‘buttafuori’ (anzi in questo caso il ‘buttadentro’) che controllerà la maggiore l’età degli avventori.

Lo Makr Shakr Robotic Bar ai Muri, questo il nome del locale, è un’iniziativa estiva gestita dalla Makr Shakr di Torino, creata dallo studio architettonico Carlo Ratti, specializzato in robotica per il cibo.

La più entusiasta fra i sostenitori di questa iniziativa è la prima cittadina. Su Facebook scrive che “l’ordinazione non sarà fatta al barista cercando ad alta voce di rendere comprensibili le parole che si confondono con la musica” superando evidentemente quella che par essere una delle piaghe a cui tutti noi siamo obbligati quando usciamo la sera; ma anzi sarà sufficiente pigiare l’iconcina sul vostro smartphone. “Quello in cui vi troverete – continua Appendino – sarà un locale dove il percorso che va dall’ordinazione all’arrivo del drink nelle vostre mani sarà completamente digitalizzato. Un vero e proprio robot in ‘bulloni e circuiti’ preparerà materialmente il vostro cocktail, le cui caratteristiche saranno state acquisite dall’ordinazione che avrete fatto tramite l’app”. Ok, il linguaggio sembra più un volantino pubblicitario anni ’80, però … che portento: l’utopia digitalizzata applicata al cicchetto!

Ma l’iniziativa non servirà solo per provare l’eccitante esperienza di interagire con “bulloni e circuiti” in quello che rimane ancora il luogo di socializzazione umana par excellence: il bar. I dati raccolti dalla Makr Shakr serviranno per ottimizzare il processo di creazione dei cocktail e arricchire l’intelligenza artificiale dei robot-barman. Presumiamo dunque, guardando il sito della Makr Shakr, che il vero obiettivo finale per questi robottini sia abbassare i costi quel tanto da produrne una versione che possa finire sul bancone di qualche cucina hipster per gente troppo pigra per mescolarsi rhum e coca. “Innovazione e tecnologia – insiste Appendino – assi su cui la Città si sta muovendo velocemente”.

Facciamoci però qualche domanda: in cambio del proprio contributo a far avanzare questo strabiliante progetto tecnologico di una ditta interamente privata, sarà previsto uno sconto sui cocktail ai torinesi? No, perché’ Facebook, per dire, è gratis. Visto che il braccio meccanico dietro al bancone viene venduto come il futuro della ristorazione, in che modo questo aiuterà a risolvere il problema della disoccupazione? Al disoccupato, per lo meno, il robottino passerà una pinta offerta dalla casa? O andremo tutti a prenderci la birretta pagandola con il reddito di cittadinanza? Ma soprattutto: alle critiche piovute su Facebook dopo l’annuncio di questa iniziativa, Appendino ha risposto sostenendo che criticare il robo-barman è un po’ come criticare la lavatrice-donna: e che non si può certo affermare che in sé la lavatrice non è alienante o causi disoccupazione.

Ci sono tuttavia diverse sfumature di complessità e di creatività tra il fare il bucato e il preparare un buon cockatil: qui cosa succede, esattamente, se il Martini lo chiedi agitato ma non mescolato? Siamo sicuri che, come di nuovo sbandiera Appendino su Facebook, sia da qui che passa il miglioramento della qualità della vita grazie alla cosiddetta tecnologia smart?