‘Alzare la voce paga’ è il nuovo ‘Spezzeremo le reni alla Grecia’. E non fa ridere.


Mentre diceva questo – ‘alzare la voce paga’ – e altre cose più o meno sullo stesso registro, Matteo Salvini durante la conferenza stampa di ieri aveva alle sue spalle i manifesti della campagna elettorale per le amministrative appena conclusesi e dalle quali è uscito vincitore. Nello sfondo c’era anche il manifesto di quella precedente, quella per le politiche del 4 marzo. Spiccava infatti il blu e bianco delle grandi lettere di ‘Salvini premier’.

Se non si trattasse di una questione veramente seria, sarebbe semplicemente un momento di grottesca ilarità collettiva: a metà fra il lapsus freudiano e la pubblicità subliminale.

La crisi dell’Aquarius è così grave, da tutti i punti di vista, che qui non vogliamo rifare l’elenco col rischio di trasformarla in uno slogan. Molti – e per fortuna – fra stampa e opposizioni hanno denunciato con forza la disumanità politica e l’illegalità internazionale, nonché la anti-costituzionalità della chiusura dei porti. Rimandiamo a loro.

Noi, invece, circa quella conferenza stampa ci interroghiamo su un aspetto forse meno appariscente, ma che crediamo gravido di conseguenze.

Quel Salvini in maniche di camicia, dal linguaggio un po’ mellifluo ma che i suoi sentono come famigliare, insomma uno che parla come mangia, ieri in quale ruolo stava parlando? Era il Ministro degli Interni che riportava alla stampa la ‘soluzione’ (sic) della crisi dell’Aquarius? Era un esponente di spicco del governo, seppur non il ministro competente, che riferiva della nuova politica europea dell’Italia? O era il leader della Lega, ‘il capitano’ come sontuosamente l’addetto stampa lo indica nei suoi hashtag? Perché le parole che uscivano dalla bocca di Salvini-ministro stridevano con la faccia e i manifesti di Salvini-leader di partito. E poi, durante tutta la gestione politica della giornata di ieri, dove caspita era finito il presidente del consiglio?

Ieri, infatti, abbiamo visto in diretta Facebook – e non è un dato minore questo – il leader di un partito politico, cioè una ‘parte’ e non il paese intero, o almeno così indicavano i manifesti alle spalle di Salvini, occupare di fatto il ruolo del presidente del consiglio attraverso la non-gestione come ministro degli affari interni di una crisi umanitaria, la quale ha rischiato di diventare un incidente internazionale. Il tutto, ancora prima di convocare il primo effettivo consiglio dei ministri. Riassumendo in un titolo: l’Italia leghista ha ‘spezzato le reni’ a Malta.

La sovrapposizione di ruoli, funzioni, istituzioni e parti politiche in questa vicenda è quasi incredibile; di certo difficile da decostruire. La scomparsa del presidente del consiglio è invece ormai evidente a tutti. Tanto che un telegiornale di una tv privata ieri sera annunciava che alla riunione convocata in tarda serata per aggiornare sulla crisi dell’Aquarius e sul futuro della questione dei migranti avrebbe partecipato anche Giuseppe Conte. La notizia era proprio che il presidente del consiglio ci sarebbe stato. Ora, ci chiediamo: dobbiamo prepararci alla scomparsa di altro?