Siamo tornati al proporzionale della prima Repubblica? Allora ‘arridatece’ anche il PCI


Niente di fatto nemmeno ieri. Non si è ancora giunti all’accordo finale per la formazione di governo; o meglio, per il conferimento di un pre-incarico, ma continua il dialogo tra le forze politiche uscite vincitrici dalle urne. Se quelli di ieri sono realmente stati piccoli passi in avanti lo si vedrà; e le dichiarazioni di Di Maio e di Salvini vengono ora passate al setaccio nel quadro di uno schema per l’appoggio esterno allo scopo di capire l’intrinseco significato delle aperture di ieri, indugiando sulla ricostruzione dei retroscena. Oggi è venerdì e restiamo in attesa, il weekend porterà consiglio.

Se questa è la terza Repubblica, diciamocelo, è straordinariamente simile alla prima con la sola differenza chi ai comunicati stampa ha sostituito i tweet. Così ora, tutti possiamo pure provare l’ebrezza di essere cronisti politici.

Scordiamoci per un attimo le parole-pigliatutto che vengono sbandierate, il ‘fare presto’, il ‘contratto di governo’ – una vera e propria bestemmia istituzionale questa – o la più pericolosa ‘il popolo ha deciso’ e concentriamoci su ‘la politica dei due forni’, tanto per indicare un’espressione dall’evidente sapore andreottianamente nostalgico, ‘moderatismo’ e ‘vincoli internazionali’. Oppure, molto più evidente il fatto che, a quanti giorni dalle elezioni? dopo un mese e mezzo siamo ancora qui a cercare di tradurre in italiano il politichese Di Maio e le sue incredibili capriole su metodo e programma.

Beh, qui siamo di fronte al più classico degli schemi della fase del pentapartito della prima repubblica. È pure ricomparsa la prassi del ‘caldo invito ad avere il bene del paese al centro delle discussioni politiche’ proveniente dalla Conferenza episcopale. Andiamoci tutti a riprendere i libri dei politologi degli anni ottanta, aiuteranno. Qui leggeremo che alla fine, poi, l’accordo si trova.

È un contesto confortante, tutto sommato. Ci sentiamo tutti più giovani, un po’ come se il tempo non fosse passato e dopo una sbornia di supposta modernità politica europea, siamo tutti tornati alle rassicuranti paturnie della tradizione moderata italiana. C’è soltanto una piccola differenza rispetto a quel quadro. Perché, visto che siamo tornati alla cultura politica legata al sistema proporzionale e alla prima repubblica, eh beh allora ‘arridatece’ il Pci e la sua cultura.

È questa la vera, grande e drammatica differenza: non esiste più la sinistra. Ce ne sono troppe, inutili, tutte sfilacciate e di fatto si annullano una con l’altra. Certo, è un gioco divertente cercare di mapparle tutte e capirne le differenze e le divergenze ideologiche (se ancora esiste al loro interno una qualche posizione ideologica). A parlare con gli elettori e amministratori delle zone (ex)-rosse di Toscana ed Emilia, come abbiamo fatto noi nei giorni scorsi, non si può scacciare la sensazione di essere difronte a una ecatombe culturale. Forse perché qui è stata la prima concreta storica sconfitta; forse perché sono ancora in fase di elaborazione del lutto. Noi de www.laquartarepubblica.it cercheremo di raccontarvi questa traversata del deserto. Ma la crisi è iniziata ben prima della leadership di Renzi e la soluzione non sarà liberarsi di Renzi.