Quando Adam Smith incontra Di Maio


Niente, ci risiamo: dopo il contratto con gli italiani (due volte ce lo siamo visti presentare) ora dobbiamo fermarci a cercare di capire anche il contratto di governo. Un po’ come quando decidi di cambiare operatore telefonico e ti devi sorbire le 25 pagine del nuovo contratto.

Il Contratto con gli italiani (in maiuscolo per wikipedia), è un’idea copiata da quello presentato dai Repubblicani americani nel 1994, ed è stato il colpo comunicativo di Silvio Berlusconi nel 2001: quello vincente, insomma, firmato in un esilarante ‘comparsata’ a Porta a Porta. Ce lo ricordiamo tutti. Riproposto da Berlusconi in questa campagna elettorale nella stessa trasmissione TV e firmato sulla stessa scrivania pare, ormai però sa di vecchio, di ribollita e ha completamente perso tutta la sua spinta.

L’idea di ‘privatizzare’ le scelte politiche e di usare un rapporto economicistico per saldare il vincolo fra eletti ed elettori è ahinoi ormai però entrata non solo nel lessico quotidiano italiano, ma è pure diventata egemone, direbbe Gramsci. E quindi ieri Luigi Di Maio sul suo organo di partito (si può dire?) www.blogdellestelle.it, ci ha presentato il suo di contratto, quello di governo.

I contenuti sono sempre gli stessi: i vincitori delle elezioni (cioè il M5S e la Lega) devono trovare la soluzione allo stallo in cui la legge elettorale ha inchiodato il paese e mettere al ‘centro i temi’. In alternativa, la proposta vale anche per il PD che, secondo Di Maio che firma il post, deve scegliere fra Renzi o contribuire a lavorare per i cittadini (leggasi sostenere un governo-M5S). Non si tratta dei soliti ‘inciuci’ – altra vuota e sgradevole parola che è entrata nel nostro dibattito politico. Non è un accordo, né un’alleanza, insiste il nostro, ma è un impegno fra forze politiche alternative per il bene dei cittadini. Insomma, la solita sbobba populista questa volta vestita di razionalità economicistica.

Il passaggio chiave in questa versione del contratto è la proposta di scrivere ‘nero su bianco, punto per punto, quello che vogliamo fare, dove si spiega per filo e per segno come si vogliono fare le cose e in quanto tempo’. Pare che dentro questa ‘convenzione’ verranno inseriti i dettagli delle cose che si devono fare e poi, voilà, per rendere effettivo il ‘contratto’ lo ‘si firma davanti agli italiani e poi si realizza’. Che questa cosa venga presentata come una proposta ‘alla tedesca’ è il tocco finale. Perché’ si sa, la tecnologia tedesca è ‘la più avanti’.

Fermi tutti però: il contratto DOVE lo si firma? Quale è la sede per questo atto così trasformativo della politica italiana? La Casaleggio Associati? Assieme ai vitalizi si abolirà anche il parlamento che tanto ormai non serve più visto il vincolo stabilito dal contratto di governo? Ne riceveremo tutti una copia in quanto parte terza del rapporto? Ci appelleremo tutti al TAR del Lazio se non verranno rispettate tutte le clausole? Oppure potremmo usufruire del giudice di pace?

Più che Terza Repubblica sembra il Terzo Segreto di Satira.