L’Aventino Pasquale delle convergenze parallele


Parola-chiave del giorno: Aventino. Non quello della Roma antica; non quello della protesta antifascista per il rapimento di Matteotti. Ma l’Aventino del PD. Che sta a significare oggi, qui, nel caos calmo di questa Pasqua politica italiana, che il PD non dovrebbe autoescludersi dal partecipare alle discussioni per formare il nuovo governo. Pena, l’estinzione. Anzi, essendo il M5S una sorta di costola della sinistra (non lo era anche la Lega Nord? Non lo aveva già detto qualcuno?) punti di convergenza ci sono eccome, basta solo trovare un adeguato compromesso. Un po’ contorto, lo sappiamo.

Nessuno ha numeri sufficienti per ottenere un incarico in solitario (quello che da altre parti chiamano maggioranza). Ergo, governo di coalizione. Poi ci sarà sempre l’opzione del governo dei tecnici, ma è ancora troppo presto per parlarne.

Certo, è vero che in un sistema elettorale sostanzialmente proporzionale come è quello italiano in questo giro (scommettiamo che al prossimo ci sarà una legge elettorale diversa?) le ‘ammucchiate’ per il governo le si fanno dopo, a urne chiuse e a parlamento funzionante. Quindi abbiamo ancora qualche giorno per goderci lo spettacolo.

Ma per un paese che dà così poca importanza alla storia come l’Italia, c’è qualcosa di curioso e allo stesso tempo di sinistro nell’uso che si fa di alcuni concetti storici. Sembra quasi che nella discussione su quanto il programma e la cultura politica del M5S siano compatibili con una qualche forma di alleanza o desistenza o sostegno o coalizione (un sacco di opzioni sul tavolo in effetti) l’Aventino abbia preso il posto del concetto di opposizione.

Perché è ovvio che se per il fantomatico bene del paese tutte le forze politiche devono collaborare nel dare espressione alla volontà popolare per il cambiamento (rappresentata pare da Salvini e Di Maio, un po’ più difficile per Forza Italia!), beh in questo grande afflato più esistenziale che politico si perde, ci pare, il molto più banale valore democratico del concetto di opposizione.

Bei tempi infatti erano quelli in cui la guerra fredda già decideva dall’esterno le coalizioni di governo. Si utilizzava pure il latino, che faceva più ‘figo’, per spiegare l’esclusione del PCI: conventio ad excludendum. I segni di quel trauma non completamente superato potrebbero essere una possibile spiegazione dell’impegno incredibile con cui il PD sta guardando al M5S. Quasi come se la sinistra tutta, anche quei poveri sopravvissuti di LeU, abbia inesorabilmente accettato il discorso grillino che l’opposizione sia il freno del cambiamento.

Più che Aventino, sembrano piuttosto convergenze parallele, quelle di democristiana e craxiana memoria. Un’altra espressione ‘storica’ che per il momento non è stata ancora utilizzata. Come ‘compromesso storico’. Ma statene certi, le ritroveremo presto entrambe. Scommettiamo?

31 March at 11:46